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Croazia

TRAMONTI A KRK

TRAMONTI A KRK - In viaggio con Ricky

foto: Veglia (isola di Krk, Croazia)

 

INTRODUZIONE: 

Si sa, le festività Natalizie invogliano a stare assieme, a ritrovarsi attorno a quel nucleo fondamentale della nostra società che è tuttora la famiglia. Realizziamo il nostro desiderio cogliendo al volo l’opportunità concessaci da un’agenzia viaggi di Trieste, specializzata in soggiorni nelle vicine repubbliche di Croazia e Slovenia, grazie ad un’alettante offerta del tipo “Capodanno tutto compreso”.

Qui di seguito vi proponiamo il diario di viaggio ed alcune informazioni pratiche. 

 

GUIDA: 

Touring Club Italiano – Croazia (della collana Guide Verdi). 

 

PERIODO: 

Da venerdì 29 Dicembre 2006 a lunedì 1 Gennaio 2007. 

 

PARTECIPANTI: 

Riccardo, Elisabetta, Stefano, Rosa (mia madre), Dino (mio padre), Orietta (mia sorella) e Michele (mio nipote). 

 

DIARIO DI VIAGGIO:

(tratto dai miei appunti) 

 

Venerdì, 29 Dicembre: 

Per me, Elisabetta e Riccardo questa vacanza rappresenta la prima volta in Croazia. È proprio strano il destino di noi viaggiatori!” penso, il nostro peregrinare in giro per il mondo ci ha portati fino ad Ushuaia (Tierra del Fuego – Argentina), la fine del mondo per antonomasia, ma mai in questa terra che si trova ad un tiro di schioppo da casa nostra. 

La mattinata è uggiosa ed umida, fa piuttosto freddo (+4 °C), sono da poco passate le nove e mezza quando prendiamo l’autostrada A4 al casello di Palmanova direzione Trieste. In breve, tra una chiacchiera e l’altra, ci ritroviamo a valicare la frontiera italo – slovena a Pesek e, successivamente, dopo aver percorso alcune decine di chilometri in un paesaggio carsico, arriviamo in Croazia. Ci lasciamo alle spalle le colline ricoperte dai boschi e puntiamo verso il mare; laggiù in lontananza ci appare il golfo di Fiume (Riječki zaljev). Un cartello segnaletico ci indica la località di Bakar (Buccari) sulla nostra destra; alla vista del cartello, Dino ci racconta l’episodio della storia italiana noto come la Beffa di Buccari. 

Fiancheggiando il mare Adriatico (Jadransko more), una strada tortuosa ci conduce al ponte (lungo 1430 metri) che collega la terraferma all’isola di Krk. Il primo paesino che incontriamo alla nostra destra, leggermente spostato rispetto alla strada principale che seziona l’isola da nord a sud, è Omišalj (Castelmuschio). E’ da poco passato mezzogiorno e quindi decidiamo di fermarci li per consumare il pranzo al sacco. Il piccolo borgo si snoda in un labirinto di stradine in cemento ed acciottolato, che si diramano dalla piazza principale e terminano di fronte al mare. Le costruzioni del centro storico denotano l’influenza dell’architettura veneziana, mentre in fianco alla chiesa parrocchiale è stato allestito un Presepe con statue a misura d’uomo. 

Pochi chilometri ci separano da Krk (Veglia), il capoluogo dell’isola. Percorriamo l’ultimo tratto di strada attraversando un tipico paesaggio di macchia mediterranea, con arbusti e vegetazione bassa, muri a secco che delimitano le proprietà terriere ed alcuni piccoli greggi di ovini al pascolo qua e là. Dopo 194 km approdiamo all’Hotel Dražica, la struttura ricettiva che ci ospiterà durante il nostro soggiorno. 

Prima del calar del sole decidiamo di fare conoscenza con la cittadina. Attraverso un sentiero pedonale che fiancheggia la conca, tra pini ricchi di pigne da una parte e la scogliera dall’altra, arriviamo ad una porta che ci immette nel borgo medioevale, arroccato attorno al castello della Signoria ed alla chiesa di Santa Maria Assunta. Il centro storico è circondato da alte mura in pietra ai cui vertici sono state innalzate delle torri di forma cilindrica. Arriviamo fino al faro. Sul vecchio molo, un paio di anziani seduti sulle bitte d’ormeggio, armano i loro ami e lanciano le lenze in mare, mentre il silenzio ovattato che ci avvolge viene interrotto solo dai motori di piccoli pescherecci che prendono il largo.

 

Tramonto del giorno: 

Poche ore dopo il nostro arrivo, la natura ci dona un’immagine meravigliosa. Sui tetti delle abitazioni del borgo stanno calando le prime ombre della sera. Il sole, una palla di fuoco color arancione, sta pian piano scemando dietro le colline oltre il porticciolo. Gli ultimi bagliori di luce si riflettono sulle acque calme della baia, lasciandosi dietro una scia instabile e giallastra. Il cielo intanto si è tinto di tonalità sfuocate di arancio, rosa, celeste e violetto. Sembra una tela imbrattata dalle pennellate di acquarelli. Nonostante il freddo, tenendo in mano un bicchiere di vino bianco prodotto dall’amico Duilio Missio, rimaniamo immobili a contemplare questo momento fino a quando l’oscurità non prende definitivamente il sopravvento. 

 

Sabato, 30 Dicembre: 

Terminata la colazione, da amanti delle camminate all’aria aperta quali siamo, io, Dino ed Orietta ci dirigiamo verso il tragitto studiato a tavolino la sera prima, che prevede il giro di Veglia fuori le mura. A dire il vero, definire mio padre un “appassionato” di camminate è un po’ riduttivo, dato che nell’ultimo decennio è reduce dalla Maratona di New York del 1999, da due staffette podistiche che avevano come meta finale Nord Cap (Norvegia), dal Camino de Santiago de Compostela, oltre ad alcune centinaia di corse non competitive. Dopo circa 5 km di camminata a ritmo sostenuto approdiamo davanti alla torre dell’orologio, dove ci siamo dati appuntamento con il resto della compagnia. 

Prendiamo la macchina e ci dirigiamo a Punat (Ponte di Veglia), piccola località che si trova ad appena 9 km dal capoluogo. Il borgo è famoso per la sua marina di imbarcazioni private (la più importante dell’isola), nella baia intravediamo l’isoletta di Košljun (Cassione) nella quale spicca il convento francescano. L’umidità che proviene dal mare penetra nelle ossa e così, dopo aver gustato un caffé caldo, lasciamo gli “ormeggi” e ci dirigiamo sulla riva orientale di Krk, precisamente a Vrbnik (Verbenico). Durante il tragitto vediamo coltivazioni di ulivi e le figure geometriche formate dai filari delle vigne. Il ridente centro medioevale è posizionato su un dirupo e si sviluppa attraverso strette e ripide viuzze munite di archi. In una delle abitazioni poste ad inizio paese, abbiamo adocchiato una cantina. Stiamo già assaporando mentalmente il gusto dello Žlahtina di Vrbnik, il vino locale, che scopriamo con grande rammarico che l’edificio è chiuso. 

Si sta facendo sera. Rientriamo in hotel e notiamo un notevole via vai di gente: è arrivata una grossa comitiva di bulgari. Anche loro, come noi, sono qui per festeggiare il Capodanno. La stagione turistica è chiusa in questo periodo dell’anno, così come la quasi totalità delle strutture ricettive. Per il periodo delle festività Natalizie, riaprono i battenti solo i due grandi hotel dell’isola, il “nostro” Dražica ed il Beli Kamik di Njivice (Gnivizze).

 

Tramonto del giorno: 

Su tutti i canali televisivi scorrono ripetutamente ed ossessivamente direi, le crude immagini (troppo abusate secondo me) della morte dell’ex dittatore iracheno Saddam Hussein, giustiziato per impiccagione.

 - In viaggio con Ricky

foto: tramonto a Veglia (isola di Krk, Croazia)

 

Domenica, 31 Dicembre: 

Poco prima delle ore 10.00, raggiungiamo la Cattedrale per assistere alla Santa Messa. La liturgia viene celebrata dall’Arcivescovo, coadiuvato da numerosi sacerdoti, seminaristi e chierichetti. Come accadeva una volta nelle occasioni solenni, il Vangelo viene “cantato” anziché letto. Terminata la funzione religiosa ci spostiamo tutti assieme nella piazzetta antistante la torre dell’orologio, dove veniamo accolti da una orchestrina sulle note dei più famosi valzer viennesi di Strauss. Alcune coppiette non resistono al richiamo della musica e si mettono a ballare sui lastroni in pietra che tappezzano la piccola piazza. Alla presenza del giovane sindaco ci scambiamo gli auguri e brindiamo al nuovo anno con un bicchiere di spumante. 

Krk è l’isola più estesa del mare Adriatico. Originariamente fu popolata dalla tribù dei Liburni, poi nei secoli seguenti passò da una dominazione all’altra: i Romani, l’Impero Bizantino, la Serenissima Repubblica di Venezia, l’Impero Austro Ungarico, i Francesi, il Regno d’Italia. Al termine del secondo conflitto mondiale, l’isola venne ceduta alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, di cui ha seguito le sorti fino all’indipendenza della Croazia avvenuta nel 1991. 

Due giorni fa, mentre passeggiavamo per le stradine di Omišalj, avevamo notato un ristorantino di cui mi ero annotato il nome: U Barbi Gerga. Il menù della casa, a base di pesce fresco, ci aveva stuzzicato e ci eravamo ripromessi di tornarci prima della dipartita. Eccoci dunque qui per il pranzo di fine anno tra orate, scampi, calamari interi, polipi, bieta dalmata e patate lesse. 

Il cielo è grigio, le nubi compatte non hanno nessuna intenzione di spostarsi data l’assenza di vento, sulla via del ritorno ci fermiamo per una breve passeggiata nel minuscolo abitato di Njivice. La direzione dell’hotel, ha dato appuntamento a tutti gli ospiti nella lounge alle ore 19.00, per l’aperitivo. Al termine, tutti assieme scendiamo nella sala ristorante per dare inizio al veglione di Capodanno. Tutto d’un tratto, allo scoccare delle ore 23.00, i bulgari iniziano a brindare, a scambiarsi gli auguri e ad aprire le danze tenendosi per mano sulle note delle tipiche ballate balcaniche. Per loro il 2007 è già arrivato, avendo la Bulgaria il fuso orario +1 rispetto al nostro. Alle ore 24.00, anche noi li “raggiungiamo” nel nuovo anno e finalmente tra i tavoli della sala si scatena il serpentone del trenino al ritmo di samba.

 

Tramonto del giorno: 

Cala il sipario sul 2006. Lo iniziammo assieme sulle note dei tanghi di Carlos Gardel nel caldo tropicale di Puerto Iguazù (Misiones - Argentina), ammirando il cielo illuminato a giorno dai fuochi artificiali provenienti dalle vicine località del Brasile e del Paraguay, e lo concludiamo sempre assieme qui al freddo della Croazia, al ritmo di musiche mitteleuropee. Niente male per viaggiatori come noi. 

 

Lunedì, 1 Gennaio: 

Folate di vento gelido e le onde del mare che si infrangono sulla scogliera, ci accolgono quando scendiamo dalle nostre stanze per la colazione. I bulgari intanto continuano a festeggiare. Da oggi infatti, assieme alla Romania, entrano a far parte dell’Unione Europea portando così a 27 il numero degli stati membri. 

Prima di lasciare Krk, andiamo a fare un’ultima passeggiata in centro. Il mare è più azzurro rispetto ai giorni scorsi, con delicate striature di verde smeraldo, l’azione del vento increspa di bianco le onde, le quali non perdendo di intensità e velocità mentre si avvicinano alla terra ferma, si schiantano con violenza sugli scogli e sul molo. 

Lasciamo l’isola sotto una pioggia battente, mentre le campane della Cattedrale scandiscono il mezzogiorno. Invece di prendere l’autostrada, questa volta decidiamo di seguire la strada costiera fino ad Opatija (Abbazia), ridente località situata non lontano da Rijeka (Fiume). La cittadina ha un aspetto signorile, con le sue antiche ville affacciate sul golfo e gli eleganti negozi del centro. Decidiamo che è il posto adatto per raccogliere i nostri ricordi, prima di intraprendere la via verso casa. La storia di questa visita in Croazia finisce qui, seduti attorno ad una tavola imbandita di un ristorante vista mare, “coccolati” dal tepore emanato dalle fiamme di un caminetto acceso. 

 

INFORMAZIONI UTILI: 

 

Al momento del nostro viaggio: 

Il transito sul ponte che collega la terraferma all’isola di Krk è a pagamento. 

 

AUTORE: 

Stefano Tomada

L’ELEGANTE OPATIJA

L’ELEGANTE OPATIJA - In viaggio con Ricky

foto: La ragazza con il gabbiano, Abbazia (Opatija, Croazia)

 

INTRODUZIONE: 

Qualcuno l’ha definita la Monte Carlo della Croazia, qualcun’altro la Perla dell’Adriatico, per alcuni è il paradiso dei surfisti. Aldilà della retorica e dei facili luoghi comuni fin dalla prima volta che l’abbiamo visitata, ed era il giorno di Capodanno del 2007, l’abbiamo battezzata con un solo aggettivo: elegante. 

Qui di seguito vi proponiamo il diario di viaggio ed il relativo racconto fotografico, oltre ad alcune informazioni pratiche. 

 

GUIDA: 

Per questa escursione non ci siamo affidati ad una guida specifica ma abbiamo attinto al numeroso materiale reperibile in internet. 

 

DATA: 

Venerdì 25 Aprile 2014. 

 

PARTECIPANTI: 

Riccardo, Elisabetta, Orietta e Stefano. 

 

VALUTA: 

Kuna Croata - HRK (suddivisa in 100 Lipa) 

 

MUSICA: 

Severina Vučković è una cantante pop croata, famosissima sia in patria che in tutti i paesi dell'ex Jugoslavia. Tra i suoi brani più famosi cito Italiana, Dobrodošao u klub, Tarapana, Alcatraz e Grad bez ljudi. 

 

PERCORSO (IN AUTO): 

Opatija (Abbazia in italiano) è una località turistica situata sulla costa nord – orientale della penisola dell’Istria ed è facilmente raggiungibile dall’Italia. Superata la dogana con la Slovenia a Pesek (in comune di San Dorligo della Valle), si prosegue per una quarantina di km sulla strada E61. Pochi km dopo l’ingresso in territorio croato si accede all’autostrada A7, percorrendo la quale si arriva a destinazione in un quarto d’ora circa. 

 

DIARIO DI VIAGGIO:

 (tratto dai miei appunti)

 

Il cielo è terso, i primi raggi del sole stanno intiepidendo la mattinata, sono da poco passate le otto e mezza quando prendiamo l’autostrada A4 al casello di Palmanova direzione Trieste. In breve, tra una chiacchiera e l’altra, seguendo le indicazioni per Rijeka (Fiume) ci ritroviamo a valicare la frontiera italo – slovena a Pesek. Ci addentriamo in un paesaggio vallonato, nei prati verdi l’erba sta rapidamente raggiungendo l’altezza per il primo taglio, le alture circostanti sono ricoperte da boschi di conifere, la strada che per lunghi tratti è costeggiata da platani sui cui rami stanno spuntando le foglie, scorre su dolci saliscendi. Nei piccoli villaggi che attraversiamo, sugli slarghi attigui alle trattorie (gostilna), i barbecue in bella vista sono già accesi e le porchette girando lentamente sopra la brace iniziano il loro processo di cottura.  

Dopo una trentina di chilometri arriviamo in Croazia. Come primo impatto notiamo diverse insegne che pubblicizzano studi dentistici a tariffe competitive (il cosiddetto turismo dentale), mentre la strada inizia dolcemente a scendere verso la costa. Quando tutto d’un tratto spunta in lontananza il mare Adriatico svoltiamo a destra e seguendo una stradina tortuosa ci tuffiamo ad Opatija. Prima di fare ingresso in città lasciamo sulla nostra sinistra la curva a gomito che rappresentava l’estremità settentrionale del famoso circuito stradale di Preluk dove si disputavano corse automobilistiche ed il Gran Premio di Jugoslavia di motociclismo valido per il campionato del mondo (nel 1974, nella classe 350cc, vinse Giacomo Agostini). Il circuito si snodava lungo la strada costiera che collega Opatija a Rijeka, tra curve, saliscendi, strapiombi e muretti in calcestruzzo protetti alla meno peggio da balle di paglia. Fu chiuso nel 1977 in seguito alle proteste dei centauri per la mancanza dei minimi requisiti di sicurezza. 

La cittadina deve il suo nome all’abbazia di San Giacomo della Preluca. Costruita all’incirca nel 1420, la chiesetta diede alloggio ai profughi benedettini provenienti dall’abbazia di San Pietro di Rosazzo (in provincia di Udine) ed attorno ad essa sorse il primo nucleo abitato. Successivamente l’edificio appartenne ad altri ordini ecclesiastici, tra i quali gli agostiniani, i paolini ed i gesuiti. Entriamo nella piccola cappella, nonostante il portoncino d’ingresso sia aperto l’escursione termica rispetto all’esterno è immediatamente percepibile sulla nostra pelle. Alcuni fedeli sono raccolti in preghiera mentre due inservienti stanno addobbando con nastri bianchi e ramoscelli d’ulivo i banchi adiacenti l’altare, per la celebrazione di un matrimonio. 

Il borgo si affaccia sul Kvarnerski zaljev (il golfo del Quarnaro) e si sviluppa in senso longitudinale seguendo l’andamento della costa, racchiuso per la gran parte tra due strade: il lungomare Maršala Tita (maresciallo Tito) e la Nova Cesta (strada nuova) situata leggermente all’interno. Non mancano comunque alcune costruzioni che si arrampicano sulle prime rampe del monte Učka (monte Maggiore) che sovrasta l’abitato. 

Dopo aver visitato il luogo che ha dato vita alla città, ci spostiamo nella vicina Villa Angiolina, l’edificio che le ha dato fama e lustro a livello turistico. Venne edificata nel 1844 per volere di Iginio Scarpa, nobile di Rijeka, in memoria della moglie defunta. Nella villa era solito ospitare amici e personaggi illustri, tra cui Maria Anna la consorte dell’imperatore austro – ungarico Ferdinando I. A livello storico infatti la provincia dell’Istria subì l’influenza degli Asburgo dalla metà del 1300 sino al termine della Prima Guerra Mondiale, tranne che per brevi periodi in cui fu amministrata prima dalla Serenissima di Venezia e successivamente da Napoleone. Nel 1882 la Società delle Ferrovie del Sud di Vienna acquistò Villa Angiolina dal conte Chorinsky e pochi mesi dopo costruì nelle immediate vicinanze l’hotel Kvarner, il primo albergo edificato sulla costa orientale del mare Adriatico. Iniziarono così ad arrivare dalle principali città dell’impero i primi “vacanzieri” e vennero costruite nuove ville. Villa Angiolina, che al primo piano ospita mostre, è immersa in un bellissimo giardino botanico ben curato, come del resto tutti i parchi della città, dal quale arriva un inconfondibile profumo di gelsomini in fiore e dove si possono ammirare tra le altre piante anche le magnolie, l’alloro, le azalee, le palme, le sequoie e le camelie, la pianta caratteristica del luogo. In prossimità del parco c’è una lapide in marmo che ricorda il generale polacco Józef Klemens Piłsudski, considerato il padre della riconquistata indipendenza polacca del 1919. Peccato che nelle vicinanze resistano tuttora al passare del tempo banchine e piattaforme in cemento armato che stridono con il contesto che le circondano, creando un impatto ambientale veramente negativo, proprio brutto da vedere. 

Tra la villa e l’hotel Kvarner svetta tra gli scogli investiti dai flutti del mare quello che è considerato il vero simbolo della città, la statua in pietra della “Ragazza con il gabbiano”, opera del maestro Zvonko Car. Eccone la storia. Il tutto ha inizio nel lontano 1891 quando il conte asburgico Arthur Kesselstadt e sua moglie Fries furono colti di sorpresa da una tempesta nella baia di fronte ad Opatija e persero tragicamente la vita, mentre loro figlio Georg si salvò. In memoria dei defunti la famiglia del conte decise di posare sullo scoglio più alto la statua della Madonna del Mare, affinché vegliasse sulle anime dei dispersi. Negli anni, anche a causa degli agenti atmosferici, la statua si deteriorò ed al suo posto, nel 1956, fu issata la Ragazza con il gabbiano. In passato molti si son chiesti chi fosse in realtà la ragazza della scultura. Per cinquantacinque anni la risposta al quesito rimase avvolta nel mistero finché un giorno la signora Jelena Jendrašić, di Crikvenica, non svelò di essere stata la musa ispiratrice di Car.  

Proseguiamo la nostra passeggiata verso oriente, dapprima ci lasciamo alle spalle un murales dove sono raffigurate le effigie di alcuni dei personaggi famosi che hanno soggiornato qui (tra i quali per esempio il compositore Gustav Mahler, l’autore James Joyce, la ballerina Isadora Duncan, lo scienziato Albert Einstein, il cantautore Zucchero, etc.) per poi arrivare al vecchio porto, sede del locale Yacht Club. Diverse imbarcazioni a vela si trovano imbracate sulla banchina e stanno ricevendo i dovuti lavori di manutenzione prima dell’inizio della stagione velica. Altre invece sono ormeggiate all’interno della marina. Mi siedo su una bitta e scambio due parole con un armatore. Mi dice che ormai il mestiere del pescatore sta pian piano scomparendo, non per la mancanza di pescato ma per la scarsa rendita a livello economico. Una volta, mi spiega, attorno a questo porticciolo ruotava tutta l’attività navale della città, ora invece le nuove tendenze dirigono i flussi delle imbarcazioni verso la nuova marina costruita nei pressi dell’hotel Admiral (all’estremità occidentale del borgo) oppure nella vicina località turistica di Mošćenička Draga

Per pranzo non abbiamo difficoltà a scegliere uno dei numerosi ristoranti che si affacciano sul mare, cercando di interpretare come sempre la situazione: locale più o meno affollato, frequentato da clientela locale o da turisti, etc. Ci ritroviamo così seduti all’ombra a sorseggiare un profumato bicchiere di Malvazija Istarska in uno scenario incantevole: proprio di fronte a noi ci sono le prime propaggini dell’isola di Cres mentre, in secondo piano, riusciamo ad intravedere il profilo settentrionale dell’isola di Krk, sulla nostra sinistra invece Rijeka si rivela in modo cristallino ai nostri occhi illuminata com’è dai caldi raggi del sole, mentre al nostro arrivo a metà mattinata, era ancora avvolta in una tenue foschia come fosse ricoperta da un velo di seta bianca. 

Proseguiamo nella nostra visita. Arrampicandoci per ripide viuzze a scalinata, raggiungiamo la chiesa dell’Annunciazione (Crkva Navještenja B.D. Marije). E’ la seconda chiesa per importanza della città e fu realizzata nel 1906 per volere del vescovo di Trieste, Franz Nagl. Dalle panchine in legno adagiate nel piccolo slargo a ridosso del sagrato della chiesa si può godere di un’ottima vista sulla baia. 

Riscendiamo verso il mare. Superato l’Astoria Design Hotel, la prima parte della passeggiata sul lungomare ricorda la Walk of Fame di hollywoodiana memoria, dove ad ogni stella è associato uno dei personaggi che hanno reso famosa la Croazia in tutto il mondo (Hrvatska Ulica Slavnih). L’ex sciatrice Janica Kostelić e la saltatrice in alto Blanka Vlašić sono le uniche personalità che sono state onorate della stella e che sono tuttora in vita.  

Su uno spiazzo del lungomare, più o meno all’altezza del vecchio hotel Opatija ed il parco Margarita, hanno montato un tendone che in questi giorni sta ospitando la festa del vino e dei prodotti tipici della zona. Ci si immerge così in un mondo rumoroso fatto di sapori, colori, allegria e profumi, tra i quali quello di tartufo è immediatamente percepibile al nostro olfatto. Girando per i vari stand passiamo in rassegna i prodotti autoctoni ed i loro derivati: vino, distillati, olio extravergine di oliva, miele, tartufo, latticini, formaggi, salumi e dolci. Usciamo dal tendone con le nostre provviste da portare a casa, ci lasciamo il mare alle spalle e buttiamo lo sguardo sulle bellissime ville e sugli hotel in stile austro - ungarico che compongono il profilo architettonico della cittadina, il tutto edificato in perfetta armonia con l’ambiente che li circonda. 

Prima di riprendere la strada verso casa, ci arrampichiamo sulle alture ed andiamo a visitare il minuscolo borgo medioevale di Veprinac (Vapriano o Apriano), immerso nei boschi che tappezzano questo versante del monte Učka. Passeggiamo per le viuzze lastricate di pavé, proviamo ad entrare in chiesa però è accessibile solo il sagrato. Il sole sta lentamente tramontando, ci facciamo largo tra il fogliame delle piante e buttando lo sguardo su Rijeka e sul golfo del Quarnaro rubiamo gli ultimi scatti fotografici da custodire gelosamente nella nostra memoria. 

 

INFORMAZIONI UTILI: 

Al momento del nostro viaggio: 

- L’autostrada in Croazia è a pagamento.

- In tutti gli esercizi vengono facilmente accettati anche gli Euro. 

 

RACCONTO FOTOGRAFICO: 

Album fotografico Opatija

 

AUTORE: 

Stefano Tomada

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