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Parigi

AU COEUR DE NOËL A PARIS – NEL CUORE DI NATALE A PARIGI

AU COEUR DE NOËL A PARIS – NEL CUORE DI NATALE A PARIGI - In viaggio con Ricky

foto: decorazioni natalizie sui Champs-Élysées (Parigi, Francia)

 

INTRODUZIONE: 

No, non è semplice scrivere un racconto su Parigi cercando di essere originali. Nelle librerie e soprattutto in rete si possono reperire con estrema facilità guide, materiale illustrativo, consigli pratici e resoconti di esperienze personali. Noi comunque ci proveremo e parafrasando il titolo di una famosa serie di documentari televisivi condotti da Sophie Massieu, lo faremo con i nostri occhi.

Qui di seguito vi proponiamo il diario di viaggio ed il relativo racconto fotografico.

 


PROGETTAZIONE DEL VIAGGIO:
 

Il viaggio è stato organizzato in autonomia. Tenendo conto del particolare periodo dell’anno a livello climatico e delle poche ore di luce solare a disposizione, l’itinerario è stato strutturato per specifiche zone della città, alternando visite ad interni (musei, chiese, teatri ed atelier) ed esterni (monumenti, parchi e camminate a piedi). Quando visitiamo una metropoli siamo soliti pianificare le visite raggruppandole per aree geografiche, onde evitare inutili perdite di tempo nei trasferimenti da una parte all’altra della città. Un programma semplice e flessibile dunque, da poter implementare e modificare anche in corso d’opera in base alla nostra disponibilità. 

Fissate le date, acquistati i biglietti dei voli sul sito della compagnia aerea e prenotato l’alloggio in base alle nostre esigenze, abbiamo elaborato a tavolino un programma di massima tenendo conto dei giorni di chiusura settimanale di musei, teatri e mercati. 

In questa fase mi sono stati di notevole aiuto alcuni siti istituzionali come quello della RATP (Régie autonome des transports parisiens) per i trasporti pubblici, Aéroports de Paris per organizzare al meglio le operazioni di arrivo e partenza, Airbnb per la ricerca dell’alloggio, alcuni portali di viaggio come Turisti per Caso e Ci Sono Stato sui quali ho reperito importanti informazioni pratiche seguendo i rispettivi forum.

 

 

GUIDA: 

Lonely Planet – Parigi. 

 

 

PERIODO: 

Da sabato 20 a mercoledì 24 dicembre 2014. 

 

 

PARTECIPANTI: 

Riccardo, Elisabetta e Stefano. 




VOLI:
 

Venezia – Parigi Orly a/r

Entrambi operati dalla compagnia easyJet (1 ora e 40 minuti di volo).

 

 

MEZZI DI TRASPORTO: 

Taxi per il trasferimento dall’aeroporto di Orly al centro città e viceversa (3° arrondissement nel nostro caso). Conti alla mano, per un gruppetto di tre persone, la tariffa della corsa in taxi è più o meno simile a quella del trasbordo su rotaie Orlyval – RER - Métro, mentre è di qualche euro superiore alla combinazione autobus più treno offerta dall’Orlybus – RER - Métro. 

Métro e treni regionali RER (Réseau express régional) per gli spostamenti in città.

 

 

ALLOGGIO: 

Dopo accurate ricerche in internet abbiamo optato per un mini appartamento dotato di tre posti letto, bagno e cucinino situato nella mansarda di un palazzo in rue des Coutures Saint-Gervais (quartiere di Marais). La scelta si è rivelata strategica in quanto diversi punti di interesse erano facilmente raggiungibili con piacevoli camminate a piedi, mentre la più vicina stazione della metropolitana si trovava a soli tre isolati di distanza.

 - In viaggio con Ricky

foto: Tour Eiffel (Parigi, Francia)

 

DIARIO DI VIAGGIO: 

In fase di pianificazione dell’itinerario ci eravamo trovati di fronte a due possibilità: visitare in maniera superficiale il maggior numero di attrazioni (i cosiddetti highlights) oppure selezionare alcune aree della città ed approfondirne gli aspetti storici, culturali e sociali. Come scrivo spesso nei forum che frequento, un viaggio è sempre un qualcosa di soggettivo e durante la fase di progettazione si è soliti inserire i propri desideri. Poi però ci si scontra con la realtà e bisogna fare delle scelte, a volte anche dolorose, e così è stato anche questa volta. Alla fine abbiamo optato per la seconda ipotesi, demandando a futuri viaggi nella Ville Lumiere la visita alle numerose attrattive che in questa occasione non hanno trovato posto nel nostro giro.

(tratto dai miei appunti)

 

Sabato, 20 dicembre: Marais 

Visitare un posto inedito crea sempre un miscuglio di aspettative, dubbi ed incertezze tipici delle prime volte, anche se le esperienze di viaggio maturate negli anni ci fanno muovere con una certa naturalezza e disinvoltura anche in luoghi a noi sconosciuti.

Del tutto inedito invece è stato il ruolo da navigatore che ho dovuto ricoprire sul taxi che da Orly ci ha sdoganato a destinazione. Il guidatore era una persona anziana, di origine magrebina, che non riusciva a spiccicare una parola in inglese. Quando gli ho comunicato le coordinate del luogo in cui doveva accompagnarci, il suo viso ha cambiato improvvisamente espressione e di colpo si è fatto pensieroso. Inizia a sfogliare lentamente pagina per pagina lo stradario in dotazione, quando intuisco che non trova il bandolo della matassa provo una sensazione di tenerezza nei suoi confronti e gli vado incontro. Gli dico nel mio francese stentato: “rue de Rivoli, près la station de métro Saint-Paul”. “Adesso non può più sbagliare” sussurro ad Elisabetta e Riccardo, “Una volta che ci ha condotti lì raggiungeremo rue des Coutures Saint-Gervais con una camminata di un quarto d’ora”. Quando scendiamo dalla vettura a fine corsa ci ripete più volte “c’est bien? c’est bien? (tutto bene? tutto bene?)”, come per sincerarsi che il servizio offerto sia stato di nostro gradimento. Quando gli rispondo con un “parfait monsieur (perfetto signore)” accenna ad un sorriso che sa tanto di liberazione.

Sbrigate velocemente le pratiche di check in, acceso il termoconvettore per riscaldare il locale e verificate le impostazioni della macchina fotografica, mappa alla mano scendiamo in strada ed iniziamo a prendere confidenza con il quartiere. 

Le Marais è situato sulla riva destra della Senna tra il 3° ed il 4° arrondissement ed a grandi linee è delimitato da place de la République a nord, da place de la Bastille ad est, dalla Senna a sud e dall’Hôtel de Ville e rue du Renard ad ovest. Fino al XIII secolo non era altro che un grande acquitrino (marais in francese significa proprio palude), in seguito i terreni furono bonificati e trasformati in appezzamenti agricoli. All’inizio del XVII secolo Enrico IV vi fece costruire la place Royale (l’odierna place des Vosges) dando così il via all’urbanizzazione della zona fino a farla diventare uno dei quartieri più eleganti e raffinati dell’intera città. Ed anche oggi è così. 

Il programma schedulato per oggi pomeriggio prevede di seguire a grandi linee il percorso a piedi descritto sulla Lonely Planet, ma ben presto lo abbandoniamo lasciandoci trasportare dall’istinto e dalla curiosità. A bocce ferme possiamo senz’altro affermare che uno dei segreti per visitare bene questa zona è proprio quello di perdersi consapevolmente nei suoi meandri medioevali. Scendiamo per rue Vieille du Temple, svoltiamo a sinistra su rue des Francs Bourgeois ed in un continuo alternarsi di gallerie d’arte, atelier e profumerie sbuchiamo in place des Vosges. Inaugurata nel 1612 è la piazza più antica di Parigi. È di forma quadrata ed è composta da 36 edifici aventi facciate in mattoni rossi perfettamente simmetriche, portici al pianterreno, tetti spioventi in ardesia scura ed abbaini. Il luogo è affascinante e mi riprometto fin d’ora di tornarci con più calma nei prossimi giorni. Dopo aver consumato il pranzo da Camille in rue des Francs Bourgeois, rientriamo nel percorso proposto dalla LP e sostiamo brevemente nei cortili di tre hôtels particuliers, l’Hôtel Carnavalet e l’Hôtel Le Peletier che ospitano il Musée Carnavalet e successivamente l’Hôtel de Donon sede del Musée Cognacq-Jay. A proposito di cortili, un consiglio che ci sentiamo di dare è quello di accedere alle corti dei palazzi, anche a quelli che a prima vista sembrano anonimi. Dietro ai portoni infatti si apre un mondo nuovo, inaspettato, fatto di giardini ben curati, opere d’arte e laboratori artigianali. Al termine di rue Elzévir sbuchiamo proprio di fronte ad una vetrina che rapisce subito la nostra fantasia, e non solo. Rimaniamo incantati a fissarla per alcuni istanti. Si tratta della boutique di cioccolato Meert (chocolatiers), in attività dal 1761, una bottega d’epoca che vende ogni ben di Dio: tavolette di cioccolato al latte, di cioccolato fondente, di cioccolato bianco, praline, orangettes, cioccolatini, confezioni assortite per le feste. A malincuore dobbiamo lasciarla per riprendere il nostro cammino. Scendiamo giù fino alla Senna e per alcune centinaia di metri ne costeggiamo la riva destra fino ad arrivare all’Hôtel de Ville. Sullo slargo adiacente l’entrata sono state installate due piste di pattinaggio su ghiaccio, una per bambini e l’altra per gli adulti. Da una giostra in stile belle époque con carrozze e cavalli escono le note delle melodie natalizie. Dopo essere stato distrutto nel 1871 durante i disordini della Comune, il municipio (l’Hôtel de Ville appunto) fu ricostruito tra il 1874 ed il 1882 in stile neorinascimentale, con la facciata ornata da 108 statue di personaggi illustri della storia della città.

Il Marais è da sempre conosciuto anche perché ospita la comunità ebraica di Parigi. Oltre che nel Mémorial de la Shoah e nel Musée d’art et d’Histoire du Judaïsme, vi si trovano tracce nell’area denominata Pletzl tra rue du Roi de Sicile e rue des Rosiers, zona ricca di locali e ristoranti aventi le insegne scritte con i tipici caratteri dell’alfabeto ebraico, che offrono piatti tradizionali della cucina sefardita ed aschenazita. 

Si è fatto buio intanto ed ha iniziato a cadere una fitta pioggerella fastidiosa. La gente del posto incurante del fenomeno atmosferico continua a passeggiare senza l’uso dell’ombrello. Riprendiamo la strada verso casa. Rue Vieille du Temple è tutta un susseguirsi di affollati bistrot, ristorantini, brasserie, bar à vin, sale da the e boutique di ogni genere. Prima che i negozi chiudano entriamo in una panetteria (boulangerie) ed acquistiamo i croissant per la colazione del giorno dopo. Mentre saldo il conto alla cassa la commessa offre un dolcetto della casa a Riccardo. Anche questo è un messaggio di benvenuto a Parigi.

 

 

Domenica, 21 dicembre: Tour Eiffel 

È domenica mattina. La città è ancora addormentata sotto una coltre di nubi. Approcciamo per la prima volta la metropolitana direzione Tour Eiffel. Usciti dalla stazione Champ de Mars attraversiamo Quai de Granelle e passeggiando di fianco all’argine del fiume raggiungiamo rapidamente il molo di Port de la Bourdonnais. In quattro e quattr’otto ci imbarchiamo sul battello e salpiamo per la crociera lungo la Senna. La gita si sviluppa su un percorso di andata e ritorno con il giro di boa situato nei pressi del Pont d’Austerlitz. Mentre l’imbarcazione continua il suo incedere sulle acque placide e marroni, osservo da una prospettiva diversa i ponti che collegano le due rive del fiume. Alcuni sono in pietra altri in metallo. I primi, maestosi e solenni, sono sormontati da eleganti parapetti formati da colonnine e capitelli che sostengono la base superiore, mentre i secondi mi appaiono a prima vista molto più essenziali e slanciati nelle loro forme.  

Consumato un pasto frugale in riva al fiume, passando sotto i piloni che sostengono la struttura in acciaio progettata dall’architetto Gustave Eiffel e costruita in occasione dell’Esposizione Universale del 1889, zigzagando tra i turisti in attesa di salire ai piani superiori della Tour raggiungiamo i giardini di Champ de Mars. A pochi metri dalla base veniamo accolti da una band andina che intona una versione piuttosto tremolante, anche a causa del freddo pungente, di “El Condor Pasa”. Ed io che pensavo di incontrare suonatori che proponessero il classico repertorio dei famosi chansonnier. Uno dei componenti si avvicina a noi, gli facciamo i complimenti per le interpretazioni e gli chiediamo da dove provengano. “Perú, Bolivia y Ecuador” ci risponde. Un gruppo misto insomma. “Somos todos americanos!” avrebbe esclamato Barack Obama fosse passato di qua e con questa battuta ci salutiamo e ci auguriamo reciprocamente buena suerte per il nuovo anno che sta per arrivare. 

Continuiamo la nostra camminata sui vialetti in terra battuta costeggiati da file di platani già potati dai rami in eccesso. Di tanto in tanto traguardiamo da distanze diverse la Tour Eiffel, cercando di individuare da lontano le sagome sempre più piccine dei visitatori che salgono e scendono le scale. Arriviamo sullo spiazzo adiacente la École Militaire. Proprio nei paraggi del Muro per la Pace, monumento in vetro di recente costruzione ed opera di Clara Halter, veniamo accolti da uno stuolo di cani festanti e tutti in ghingheri pronti per sfilare sulla passerella di una mostra. 

Nel nostro girovagare arriviamo alla struttura verde scuro mimetizzata tra le piante che ospita il teatro delle Marionettes du Champ de Mars. Un uomo esce dalla porta d’ingresso ed agitando una campanella annuncia l’imminente inizio dello spettacolo. Spinti da quella parte di bambino che ancora c’è in noi, entriamo nel teatro in stile napoleonico ed assistiamo con gli occhi incollati al palco alla rappresentazione di “Guignol Marchand de Jouets”. 

Sta facendo buio intanto. Sorseggiando una cioccolata calda acquistata in uno degli stand in legno che compongono il mercatino di Natale nei pressi del Pont d’Iéna, saliamo verso il Trocadéro. Sugli schermi televisivi, nella striscia di notizie che scorrono in basso, appaiono in successione i risultati delle corse di cavalli dell’ippodromo di Vincennes. I giardini sono affollati da un incessante via vai di turisti. Sullo slargo davanti alle fontane si stanno esibendo giocolieri e danzatori. Arrivati in cima ci giriamo verso la Tour Eiffel. Pochi istanti dopo, allo scoccare delle ore cinque, tutto d’un tratto la torre si illumina di 20.000 luci dorate che rendono l’atmosfera ancora più magica di quello che è. Le luci in questione sono state installate per le celebrazioni del nuovo millennio e l’opera di posa ha richiesto il lavoro di 25 alpinisti per cinque mesi.

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foto: Notre-Dame (Parigi, Francia)

 

Lunedì, 22 dicembre: Le isole e Champs-Élysées 

Accediamo all’Île de la Cité attraverso il Pont Neuf. È il ponte più antico di Parigi e collega l’estremità occidentale dell’isola con entrambe le sponde del fiume sino dal 1607, anno in cui il re Enrico IV lo inaugurò attraversandolo in sella ad un cavallo bianco. L’ovattata place Dauphine, di forma triangolare, è quasi deserta e solo due anziane signore conversano tra di loro sedute su una panchina in legno. Superati i vicoli che portano alla Conciergerie ed alla Sainte-Chapelle veniamo catapultati in una babele di turisti e visitatori, la maggior parte dei quali sono disposti su lunghe file in attesa del proprio turno d’entrata. In place Louis Lépin visitiamo il mercato dei fiori più antico della città, il Marché aux Fleurs, passeggiando tra abeti recisi, stelle di Natale, piante sempreverdi e zucche di varie dimensioni, colori e qualità. Proseguiamo il nostro tour con la visita alla Cathédrale de Notre-Dame, capolavoro dell’architettura gotica francese costruita a partire dal 1163 e terminata all’inizio del XIV secolo. Notre-Dame è il cuore di Parigi anche in senso geografico: le distanze tra la capitale e le altre località della Francia sono calcolate partendo proprio da place Parvis Notre-Dame, lo spiazzo che si apre di fronte alla cattedrale e che ospita la statua equestre di Carlo Magno imperatore dei franchi. In questo racconto non mi dilungherò nella descrizione particolareggiata di quello che va assolutamente visto e che rende imperdibile la visita, sono sicuramente più esaustive di me le visite guidate, le audio-guide e l’ampia documentazione scaricabile da internet. Posso solo aggiungere che se qualcuno è appassionato di calici come lo sono io, allora vale veramente la pena fare una visita al tesoro della cattedrale situato nel transetto sud-orientale. 

Attraversiamo il Pont Saint-Louis ed arriviamo nell’omonima isola. Tanto è affollata e caotica l’Île de la Cité, quanto è tranquilla e rilassante l’Île Saint-Louis. L’atmosfera che si respira ci avvolge immediatamente. Passeggiamo con calma per rue Saint-Louis en l’Île, la via che seziona in due l’isola da ovest ad est. È tutta un susseguirsi di gallerie d’arte, ristoranti e botteghe alimentari (d’obbligo una visita al negozio di biscotti La Cure Gourmande). Proprio in fondo alla strada, sulla sinistra, sorge la Librairie Ulysse, la prima libreria al mondo dedicata esclusivamente ai viaggi ed inaugurata nel 1971 da Catherine Domaine. Per un viaggiatore rappresenta un must ma quando arriviamo lì il negozio è chiuso. Abbiamo saputo infatti che la struttura non segue un orario di apertura standard però non ce la sentiamo di suonare il campanello come indicato su varie guide. 

Rientriamo nel Marais attraversando il Pont Louis-Philippe. All’angolo con rue de l’Hôtel de Ville c’è il ristorante Chez Julien che offre menù personalizzati per feste e cerimonie. Buttiamo l’occhio oltre le vetrate e seduti ad un tavolino intravediamo una coppia di sposi con i loro testimoni. Hanno tratti somatici orientali, mongoli, secondo la nostra esperienza di viaggio potrebbero provenire da una delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, probabilmente il Kazakistan o l’Uzbekistan. 

Una frase dello scrittore parigino François de La Rochefoucauld recita così: “Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte”. Cercando di interpretare al meglio il senso di questo aforisma, prima di lasciare l’Île Saint-Louis facciamo le scorte per quello che sarà lo spuntino di metà giornata da consumarsi in appartamento: formaggio Saint-Félicien, baguette “de la tradition” particolarmente indicata per i prodotti caseari a pasta molle e bottiglia di vino rosso Côtes du Rhône. 

È pomeriggio inoltrato quando ci incamminiamo verso la stazione della metropolitana di Saint-Sébastien Froissart. Il treno della linea 8 ci condurrà fino a place de la Concorde. Saliamo gli ultimi gradini della scala che ci proietta in superficie e dalle centinaia di colpi di clacson provenienti dalla strada intuiamo la situazione del traffico che dovremo affrontare di li a poco. Sulla nostra sinistra l’obelisco di Luxor (l’antica Tebe) e la ruota panoramica sono già illuminati. La piazza, una delle più grandi della città, è stata progettata nel 1755 ed in origine fu chiamata place Louis XV in onore dell’allora re di Francia. Più o meno dove oggi svetta l’obelisco, durante la Rivoluzione era stata allestita una ghigliottina che decapitò più di mille persone tra cui Maria Antonietta, Danton e Robespierre. Ci addentriamo sui Champs-Élysées e veniamo risucchiati dalla calca di persone che li percorrono avanti indietro a quest’ora. Nella prima parte del viale, quella costeggiata su ambo i lati dai giardini, sono stati installati gli stand del mercatino di Natale, la pista di pattinaggio su ghiaccio ed un piccolo luna park. Le piante che fiancheggiano le arterie sono illuminate con gli addobbi natalizi. Pian piano, cercando di farci largo tra la folla camminando sulle cordonate dei marciapiedi, arriviamo oltre il crocevia di Rond Point Champs-Élysées Marcel Dassault. Qui la situazione migliora, si può passeggiare più serenamente ed ammirare con calma le vetrine degli atelier. Sullo sfondo l’imponente Arc de Triomphe ci sembra passo dopo passo sempre più grande e quindi più vicino a noi. Ci concediamo due visite la prima delle quali alla profumeria Sephora. Appena entrati una commessa si avvicina immediatamente ad Elisabetta e sviata dai suoi capelli biondi ed occhi chiari inizia a parlarle a ruota libera in russo. Questo particolare ci fa intuire come stiano mutando i flussi del business, con i russi considerati al pari di arabi ed orientali i ricchi del nuovo millennio e quindi clienti privilegiati da trattare con i guanti rossi. Successivamente facciamo visita alla concessionaria della Renault dove fa bella mostra di sè la monoposto Infiniti Red Bull Renault di Formula 1, pilotata da Sebastian Vettel nel vittorioso campionato del mondo 2013.




Martedì, 23 dicembre: Les Halles 

La sera prima ho impostato la sveglia ad un orario insolito. Ho il desiderio infatti di rivisitare alcuni scorci della città prima che si rimetta in moto, per potermeli gustare in esclusiva. Lascio l’appartamento senza fare rumori per non svegliare Elisabetta e Riccardo che stanno ancora riposando. Prima meta la vicina place des Vosges. La piazza è ancora deserta, ci sono solo una ragazza che fa stretching agli arti inferiori con l’aiuto di una panchina e due operai polacchi che si stanno fumando una sigaretta prima di entrare nel cantiere ed iniziare la giornata lavorativa. In origine chiamata place Royale, assunse l’attuale denominazione nel 1800 come omaggio al dipartimento dei Vosgi, il primo in Francia a versare i tributi allo stato centrale. Il grande giardino è decorato da quattro fontane e dalla riproduzione della statua equestre di Luigi XIII. Terminata la visita mi dirigo velocemente verso l’Île Saint-Louis. Questa volta non mi limito solo a ripercorrere rue St-Louis en l’Île, che rimane comunque una chicca, ma la giro completamente in senso antiorario partendo da Quai d’Orléans e terminando in Quai de Bourbon. È solo un parere personale ma secondo me l’isola con i suoi vicoli ed angoli nascosti è più affascinante rispetto a l’Île de la Cité. Non pago di quanto visto scendo le scale poste sugli argini del fiume fino a raggiungere il viottolo che scorre lungo la Senna. Mentre i barconi sono ancora ormeggiati nei moli mi siedo su una panchina in pietra ed osservo le acque del fiume infrangersi sulla banchina davanti a me, mentre le poche persone che passano di li sono intente a fare footing oppure ad accompagnare i cani a passeggio. Risalgo in cima, nelle vie del centro le prime botteghe hanno aperto i battenti mentre gli artisti di strada iniziano a mettere in mostra le loro opere appiccicandole ai muri dei palazzi. 

Il programma schedulato per il pomeriggio prevede la visita alla Parigi di inizio Ottocento, seguendo il percorso a piedi proposto dalla Lonely Planet. Ricomposta la formazione al completo il nostro giro inizia dal trafficato Boulevard Montmartre. Situati uno di fronte all’altro sugli opposti lati dell’ampio viale, si diramano due dei più conosciuti passages couverts (gallerie coperte) di Parigi, il Passage Jouffroy ed il Passage Panoramas. La prima è una galleria sormontata da una tettoia in vetro con i supporti in metallo ed ha la pavimentazione in piastrelle di colore bianco, grigio e nero, che formano dei quadranti con motivi geometrici. Costruito nel 1845, oltre a numerosi negozi ospita al suo interno l’Hôtel Chopin e l’ingresso al Musée Grévin. Il Passage Panoramas invece è il più antico di Parigi ed è stato concepito per dare la possibilità ai nobili della città di fare compere in un luogo pulito ed al riparo dagli agenti atmosferici. Dobbiamo pensare infatti che quando fu inaugurato nel 1799 la città era ancora sprovvista di marciapiedi e fogne e le strade erano in terra battuta. Ci concediamo una sosta per degustare un buon petto d’anatra(canard) al ristorante L’Arbre à Cannelle. Il locale è arredato con mobili d’epoca ed ha un bellissimo soffitto in legno. Come nella gran parte dei ristorantini di Parigi si consuma il pasto su piccoli tavolini seduti gomito a gomito con gli altri commensali, mentre il menù e la carta dei dessert vengono esposti su lavagne scritte con il gesso ed appoggiate alle pareti delle sale per risultare ben visibili ai clienti. Riprendiamo il nostro itinerario, lasciamo sulla sinistra l’edificio che ospita la Borsa del commercio, in passato sede del mercato cittadino dei cereali, ed in rapida successione visitiamo il Passage Choiseul e la Galerie Vivienne. Quest’ultima è sicuramente la più raffinata tra quelle che abbiamo  visto fin qui. Decorata con bassorilievi che raffigurano serpenti, bilance, ancore e galletti, ha il tetto in vetro ed il pavimento formato da piccole tessere di mosaico che formano dei curiosi giochi cromatici. Molto belli anche i lampadari d’epoca che la illuminano e che contrastano con le moderne luci ad intermittenza che addobbano le vetrine dei negozi. Attraverso l’angusto Passage du Perron accediamo ai giardini del Palais Royal. Il palazzo fu costruito per volere del cardinale Richelieu all’inizio del 1600 ma venne portato a termine solo nel tardo XIX secolo in stile neoclassico. Anche qui le piante sono già state tosate prima del lungo riposo invernale, ci sediamo su una panchina in legno adiacente la grande fontana circolare ed osserviamo un gruppetto di anziani impegnati in una combattuta partita a bocce. L’estremità meridionale del giardino è punteggiata di colonne a strisce bianche e nere opera dello scultore Daniel Buren, ideale pista da slalom per gli skaters e parco giochi artificiale per i bambini. Il luogo che idealmente congiunge due luoghi importanti quali Palais Royal ed il quartiere di Les Halles è la Galerie Véro Dodat. Costruita nel 1823 in stile neoclassico è anch’essa una delle più eleganti di Parigi e sotto gli affreschi del soffitto si susseguono in rapida successione botteghe d’epoca e piccole gallerie d’arte. 

Una volta usciti da Véro Dodat ci si imbatte immediatamente in quella che a ragione è considerata una delle chiese più belle della città, l’Église Saint-Eustache. Costruita tra il 1532 ed il 1637 in stile gotico, presenta sul lato occidentale una facciata in stile neoclassico. Proprio qui, sul sagrato della chiesa, è stato ricavato uno spazio chiuso grazie a dei teloni sui quali campeggia la scritta Soupe Saint-Eustache. Si tratta di una associazione di volontariato ideata trent’anni fa da Padre Denis Perrot con lo scopo di offrire un pasto caldo alle persone bisognose. La chiesa è deserta, notiamo subito che non è arredata con i banchi per i fedeli ma solo con sedie impagliate. Un gioco di luci dona un delicato colore rosa alle colonne che circondano l’altare maggiore, mentre nelle cappelle laterali sono esposti dei dipinti di Rubens ed un bassorilievo a colori dello scultore inglese Raymond Mason, che ha per soggetto gli scaricatori dei mercati generali parigini. Dietro l’altare infine c’è la cappella dedicata alla Vergine Maria ornata da un semplice presepe. 

Sul fianco meridionale della chiesa sorgono uno di fronte all’altro il giardino dedicato a Nelson Mandela ed il Forum des Halles. Si tratta di un centro commerciale che si sviluppa su quattro piani sotterranei ospitato in una struttura anonima, dove fino alla fine degli anni ’60 sorgeva il principale mercato alimentare all’ingrosso della città, prima di essere trasferito nel sobborgo meridionale di Rungis nei pressi di Orly (halles in francese significa proprio mercato). 

Si è fatto tardi e prima di cena non possiamo sottrarci al rito francese dell’aperitivo. I locali di rue Vieille du Temple sono come sempre affollati sia all’interno che all’esterno, dove nonostante le temperature rigide gli avventori sono messi a proprio agio dal calore emanato dai funghi a gas. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta ed optiamo per uno di quei locali che aveva già destato la nostra curiosità nei giorni scorsi. Si tratta del bar Le Petit Fer à Cheval. Merita una breve descrizione: il locale è angusto ma affascinante, con l’uso di un pennarello sulla vetrina d’ingresso viene scritto il menù del giorno. Il banco di mescita è circondato da pochi sgabelli ed ha la forma del ferro di cavallo con il ripiano in marmo. Sopra il bancone le bottiglie degli alcolici sono riposte a testa in giù pronte per essere spillate dall’oste. Le pareti laterali invece sono rivestite da vecchie piastrelle fino ad una altezza di circa un metro, mentre l’intonaco rimanente è coperto da specchi, ritagli di giornale e poster. Il pavimento è formato da piccole tessere di mosaico che formano composizioni circolari. Sul retro della credenza infine è stato ricavato un piccolo spazio per la consumazione dei pasti.

 

Mercoledì, 24 dicembre: Haut Marais 

Dopo una serie di giornate grigie e nuvolose, stamattina il cielo di Parigi si vuole congedare da noi con degli sprazzi di sereno. L’Haut Marais (il Marais settentrionale) sta diventando negli ultimi anni una zona di tendenza ed ospita laboratori di stilisti emergenti, negozi di indumenti vintage, gallerie d’arte e ristoranti. Passeggiando per rue Charlot raggiungiamo in pochi minuti l’animata rue de Bretagne. Qui si trova il più antico mercato al coperto di Parigi, il Marché des Enfants Rouges. Attivo fin dal 1615, è chiamato così perché in passato nei paraggi sorgeva un orfanotrofio che dava dimora a bambini che indossavano una divisa rossa. Incastonato tra alti palazzi, vi si accede attraverso un cancello in ferro battuto di colore verde scuro alla cui estremità superiore campeggia l’insegna del luogo. Le bancarelle situate in fondo al cortile offrono piatti freschi di cucina etnica. Visitandolo di buon mattino, come abbiamo fatto noi, le troverete ancora con le serrande abbassate, però in compenso sono prese d’assalto quelle che vendono frutta, verdure, carni, salumi e soprattutto prodotti ittici. Oggi è la vigilia di Natale ed i clienti stanno facendo la spesa per il cenone di stasera. I commessi sono intenti a mantenere fresco il pescato ricoprendolo di ghiaccio granulare, mentre da un groviglio di chele in lento movimento spuntano astici, granchi e scampi. Appena usciti dal mercato, la prima bottega che incontriamo sulla destra ospita uno dei più importanti negozio di formaggi (fromageries) della città. Ci infiliamo dentro è facciamo un po’ di provviste da portare a casa: optiamo per il Saint-Marcellin ed il Camembert au Calvados tra quelli di latte vaccino, mentre andiamo a colpo sicuro sul Chabichou du Poitou nella vasta scelta di caprini. 

Prima di effettuare le operazioni di check out e trasferirci in aeroporto abbiamo ancora un’ora a nostra disposizione. Mi giro verso Riccardo e senza giri di parole gli chiedo a bruciapelo: Carnavalet o Picasso?” “Mi interessa di più Picasso” mi rispondeDetto e fatto. Il museo dedicato al famoso artista spagnolo si trova ad una cinquantina di metri dal nostro appartamento ed è ospitato nell’Hôtel Salé, un bellissimo palazzo del XVII secolo costruito dal ricco finanziere Pierre Aubert e chiamato Salé perché il suo proprietario era un esattore delle tasse sul sale. Il museo è stato riaperto un paio di mesi fa dopo cinque lunghi anni durante i quali l’edificio è stato sottoposto a lavori di manutenzione e rinnovamento e si sviluppa su cinque livelli: il piano interrato ospita la riproduzione degli atelier “francesi” del grand maître (a Parigi ed a Cannes), al pian terreno, al primo ed al secondo piano sono esposte opere dell’artista iberico (dipinti, bozzetti, sculture, fotografie, stampe), mentre al terzo piano del palazzo sono messi in mostra quadri di altri grandi pittori (Braque, Matisse, Cézanne, Renoir) appartenenti comunque alla collezione privata di Picasso stesso. 

È arrivato il momento di salutare Parigi. Buttiamo un ultimo sguardo a place de la Bastille prima di venire inghiottiti dal traffico caotico che ci porta via verso le periferie, insieme ai nostri ricordi. 

Parigi è stato il regalo per il nostro XX anniversario di matrimonio. 

 

RINGRAZIAMENTI: 

Un ringraziamento particolare va a Leandro Ricci, autore di accattivanti diari di viaggio pubblicati su Ci Sono Stato. Da diversi anni i suoi racconti sono fonte di ispirazione per i nostri viaggi. Un grazie va anche alla Guida per Caso “ekala” che da alcuni mesi cura il forum dedicato a Parigi sul sito Turisti per Caso, ed agli amici Ornella e Gervasio per i loro suggerimenti e consigli pratici. 

 

RACCONTO FOTOGRAFICO: 

Album fotografico Parigi

 

AUTORE:

Stefano Tomada

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