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Polonia

SEDOTTI DAL FASCINO DI UNA GRAN DAMA: CRACOVIA

SEDOTTI DAL FASCINO DI UNA GRAN DAMA: CRACOVIA - In viaggio con Ricky

foto: castello di Wawel (Cracovia, Polonia)

 

INTRODUZIONE:

Gira che ti rigira ogni tanto si ritorna a casa. La nostra seconda casa. Elisabetta infatti è originaria di Liszki, un paesino situato ad una decina di chilometri dal centro di Cracovia sulla trafficatissima strada n°780, dove tuttora vive la sua famiglia. Il motivo dei nostri viaggi dunque è principalmente di carattere affettivo, grazie al legame che ci unisce e ci unirà per sempre con questa terra, abbinato comunque alla curiosità di verificare con i nostri occhi i cambiamenti (positivi e negativi) avvenuti nel Paese in seguito all’ingresso nell’Unione Europea del 2004.

  

PROGETTAZIONE DEL VIAGGIO:

L’esperienza ormai ci insegna che per non arrivare a destinazione stravolti dopo circa undici ore di macchina, è buona norma fermarsi a riposare durante la notte. Il viaggio d’andata quindi lo suddividiamo in due tranche, pernottando nel piccolo villaggio di Wilfersdorf in Austria situato una ventina di chilometri prima della frontiera con la Repubblica Ceca. La scelta del motel in cui alloggiare è stata fatta tenendo conto sia dell’aspetto economico che della posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione. La struttura infatti si trova proprio a fianco della strada statale n°7, la vecchia direttrice che collega Vienna a Brno.

 

GUIDA:

Touring Club Italiano – Polonia (della collana Guide Verdi).

 

MAPPA:

Carta Stradale Touring Club Italiano – Polonia (della collana Carte del Mondo).

 

PERIODI:

Il presente diario contiene storie, curiosità ed informazioni raccolte durante i nostri viaggi effettuati nel 2011, 2014, 2015 e 2016.

 

PARTECIPANTI:

Elisabetta, Stefano e Riccardo.

 

ITINERARIO:

Approfittando della recente apertura dell’ultimo segmento dell’autostrada A1 tra Mszana e Šwierklany (in Polonia), dal mese di luglio del 2014 utilizziamo un nuovo percorso che, a conti fatti, ci fa risparmiare una ventina di chilometri di tragitto e soprattutto un’ora di guida.

Eccolo in sintesi:

Galleriano – Udine – Tarvisio – Villach (Austria) – Klagenfurt – Graz – Vienna – Drasenhofen – Mikulow (Rep. Ceca) – Brno – Olomouc – Ostrava (tramite l’autostrada n°1) – Bohumín - Gorzyce (Polonia, qui l’autostrada prende la numerazione A1) – Gliwice (si svolta sull’autostrada A4) – Katowice – uscita Kraków Balice – Liszki,

per un totale di 927 Km.

 - In viaggio con Ricky

foto: basilica Kościół Mariacki (Cracovia, Polonia)

 

CONSIGLI DI VIAGGIO:

Il racconto presenta una struttura diversa rispetto a quella che proponiamo di solito. Non contiene infatti un resoconto cronologico delle esperienze che abbiamo vissuto giorno dopo giorno, ma è una raccolta di emozioni e sensazioni che i nostri occhi sono riusciti a catturare durante gli spostamenti in macchina, le escursioni, le passeggiate in città oppure conversando con parenti ed amici davanti ad una birra o ad una buona tazza di caffè. 

Solo tornarci rappresenta per noi un’emozione. È la città in cui ci siamo innamorati e qualche anno dopo sposati. Ogni volta che ritorniamo qui scopriamo qualcosa di nuovo. La città, da alcuni anni ormai, sta lustrando i suoi gioielli per ammaliare ancora di più gli ospiti: facciate di edifici storici restaurate, mostre d’arte, locali alla moda, rassegne culturali, concerti musicali. I tram ecologici continuano il loro incessante andirivieni tra il centro storico ed i quartieri periferici della città. Appostati nei luoghi di maggior afflusso di gente, venditori ambulanti di precle con i loro baracchini. Si tratta di ciambelle di pane con la crosta cosparsa di semi di sesamo o piccoli granuli di sale grosso. I grandi magazzini di un tempo sono ancora lì, testimoni di un regime politico e di una società che ormai non ci sono più. Da tempo. Sulle grandi arterie che portano fuori città spuntano come funghi centri commerciali, negozi di elettronica, hotel e concessionarie d’auto.

Dopo questa breve premessa andiamo a conoscere assieme la città, iniziando con una passeggiata in centro. Mappa e guida a portata di mano, macchina fotografica in modalità “on”, seguiteci…

 

STARE MIASTO (città vecchia):

Per centro città si intende tutta la zona inscritta ai giardini Planty.

Rynek Główny è la piazza principale della città vecchia, circondata da splendidi edifici con le facciate color pastello. Nel centro si estende la Sukiennice, l’edificio che una volta ospitava il mercato dei tessuti mentre oggi è un animato bazar. Di fianco alla chiesa di San Adalberto è posteggiata la solita carrozza d’epoca adibita ad ufficio postale. Le bancarelle dei fiorai circondano la statua di Adam Mickiewicz, il più grande poeta polacco. La basilica gotica dedicata all’Assunta (Kościół Mariacki) domina la piazza. Dalla torre di sinistra, ogni ora, un trombettiere suona ai quattro punti cardinali l’inno mariano (hejnał), la cui esecuzione viene bruscamente interrotta. La leggenda narra infatti che il primo trombettiere fu ucciso da una freccia tartara proprio mentre suonava l’inno.

https://www.youtube.com/watch?v=LApVXIZAyqM

Sono passati oltre venti anni da quel pomeriggio freddo e piovoso di settembre, ma per me ed Elisabetta rimane semplicemente la basilica del nostro Si. Da ogni angolo della piazza rimbomba il rumore degli zoccoli dei cavalli che trainano le carrozze dei turisti. 

Ulica Floriańska è una delle strade più affollate del centro. Lo è sempre stata. Ed è anche una delle più belle. Edifici di interesse storico ed artistico si susseguono uno dietro l’altro tra locali alla moda, ristoranti, banche, uffici di cambio valute (kantor) ed agenzie di viaggi. Passeggiando per la via non è difficile imbattersi nelle esibizioni di musicisti di strada. Proprio qui, dalle voci di due ragazzi anglosassoni, abbiamo ascoltato una delle più belle versioni di sempre di “Take Me Home, Country Roads” di John Denver. In fondo alla via, sulle alte mura che fiancheggiano la porta di San Floriano (Brama Floriańska), i pittori espongono da sempre le loro opere, formando un angolo cromatico tra i più suggestivi e caratteristici del centro.

Aldilà delle mura svetta la fortezza a forma circolare del Barbacane, costruita nell’ultimo decennio del XV secolo ed inserita nel perimetro difensivo della città. Se si attraversa via Basztowa ci si addentra a Kleparz, uno dei quartieri storici situato oltre la cinta muraria del centro storico. Oltre ad essere caratterizzato a livello architettonico da bei palazzi e chiese, è famoso per i suoi due bazar: stary Kleparz e nowy Kleparz (quest’ultimo situato al termine di ulica Długa).

Rientrati nel centro storico attraverso la porta di San Floriano svoltiamo a destra, passiamo sotto un arco e ci immettiamo nella ulica świętego Jana. Subito sulla sinistra si trova il palazzo che ospita il Museo Czartoryskich dove, tra i diversi dipinti, una volta si trovava anche la famosa “Dama con l’ermellino” di Leonardo, mentre ora è esposta nel museo Nazionale (da maggio 2017).

Questa strada ci è sempre piaciuta molto, non solo perché è meno trafficata e caotica della vicina Floriańska, ma soprattutto perchè offre secondo noi uno degli scorci più intimi della città. Si trova all’incrocio con ulica świętego Tomasza. Sostiamo per un momento di raccoglimento nella piccola chiesa di San Giovanni e poi entriamo nella vecchia piwnica che si trova a fianco per gustarci una buona birra. Ci sembra di essere tornati magicamente indietro nella Polonia di alcuni decenni fa.

Rieccoci in Rynek Główny sul lato opposto del Sukiennice, di fronte a noi si staglia l’antica torre del Municipio (Wieża Ratuszowa). Una volta nei locali dello scantinato c’era un famoso e frequentato caffè, dentro il quale si aggirava una vecchia cartomante a predire il futuro agli avventori.

Svoltiamo a destra ed entriamo in ulica świętej Anny, una strada ricca di importanti edifici che unisce l’angolo sud-ovest della piazza del mercato con i vecchi bastioni occidentali. Sulla sinistra si susseguono i collegi universitari tra cui il Collegium Maius, cuore della famosa in tutto il mondo Università Jagellonica. L’edificio costruito in pietra e cotto ha un bellissimo cortile pavimentato, delimitato da arcate gotiche su colonne ornate ed avente in centro una fontana barocca.

Una volta rientrati nella piazza del mercato passeggiamo sul lato meridionale accanto ai numerosi locali che sono stati aperti negli ultimi anni. All’angolo sud–est, vicino allo storico caffè-ristorante Wierzynek, imbocchiamo quella che si può definire la via principale della città, Grodzka, e ci dirigiamo verso la collina di Wawel. Grodzka è sicuramente una delle vie più interessanti del centro storico, con i palazzi che recano tuttora gli stemmi delle nobili famiglie di un tempo, i collegi e le chiese: Santi Pietro e Paolo, Sant’Andrea, Sant’Egidio. A metà strada svoltiamo a destra e ci immettiamo in una stradina che amiamo particolarmente sia per la sua tranquillità che per i particolari architettonici e cromatici dei suoi palazzi: Kanonicza. Ce la gustiamo con calma, lentamente, come una pallina di gelato. Le decorazioni degli edifici creano dei giochi ottici che rapiscono l’immaginazione.

In fondo sbuchiamo proprio sotto la collina di Wawel, il luogo forse più famoso e conosciuto dell’intera Polonia. Durante il regno di Casimiro III il Grande (XIV secolo) furono costruiti i due edifici più importanti che sovrastano il colle, il castello (zamek) con il suo bellissimo cortile e la cattedrale di San Venceslao e del Santo vescovo Stanislao (świętego Wacława i świętego Stanisław Biskupa), sede dell’incoronazione di tutti i monarchi polacchi.

Terminata la visita, che va fatta con la dovuta calma, ritorniamo indietro verso il centro camminando lungo l’argine della Wisła (Vistola). Il lungofiume è sempre animato soprattutto in questo tratto. C’è chi passeggia in bicicletta, chi corre a piedi, chi fa evoluzioni sugli skateboard. Degli anziani, seduti a tavoli in pietra, si sfidano in interminabili partite a scacchi. Un paio di barconi ormeggiati alle bitte fungono da ristoranti per cene romantiche. Proprio sotto la collina c’è la scultura in metallo dello Smok Wawelski, conosciuto anche come il drago del Wawel. Secondo la leggenda il drago viveva in una caverna proprio sotto la collina del castello durante il regno di Re Krak, il leggendario fondatore della città. Ogni giorno il drago vagava per la regione distruggendo tutto quello che incontrava, uccidendo persone e divorando i raccolti. Un giorno il Re volle mettere fine a questa situazione e promise solennemente sua figlia in sposa a chiunque avesse catturato ed ucciso il drago. Si fece avanti solo un ragazzo di nome Szewczyk Dratewka. Riempì un agnello di zolfo e lo pose di fronte all’entrata della caverna. Il drago, dopo aver afferrato e sbranato con i suoi denti l'ovino diventò talmente assetato che iniziò a bere avidamente l'acqua della Vistola. Dopo averne bevuta in grande quantità, il drago esplose e morì mentre Szewczyk sposò la figlia del Re come promesso.

 

I QUARTIERI MERIDIONALI:

Kazimierz:

Una volta lasciato il castello di Wawel si può proseguire verso sud per ulica Stradomska, fino ad arrivare nel quartiere di Kazimierz. Stradine in acciottolato sconnesso, palazzi d’epoca anneriti dallo smog e con l’intonaco scrostato, infissi bianchi in legno, tendaggi ricamati ondeggiano nella penombra sospinti da lievi folate di vento. Le antenne paraboliche si sporgono dagli edifici per catturare il segnale satellitare. Due gatti riposano sornioni su un davanzale, godendosi gli ultimi raggi di sole della giornata. Chiese cattoliche e sinagoghe, le une accanto alle altre. Le piazze ed i vicoli affollati di turisti, i monumenti ed i luoghi di interesse intervallati da un susseguirsi di ristoranti, locali, librerie e sale da the. Dai ristoranti arrivano note di musica tzigana. Nascosto dietro un alto muro di cinta, il cimitero ebraico. Tutto questo è Kazimierz, quartiere che in passato radunò la folta colonia ebraica di Cracovia. Dicono che qui si mangino i migliori zapiekanki della città (ci sono diversi rivenditori in plac Nowy). Si tratta di baguette di pane sezionate a metà (in senso longitudinale), ricoperte da formaggio, funghi, pomodoro, prezzemolo e scaldate al forno.

Podgórze:

Most Marszałka Józefa Piłsudskiego (per i mezzi) ed il nuovo Kładka Ojca Bernatka (per i pedoni) sono i ponti sulla Vistola che uniscono i quartieri di Kazimierz e Podgórze. Nell’antichità il rione era una vera e propria città autonoma con un suo statuto, soppresso successivamente dagli austriaci nel 1784 quando il quartiere si chiamava ancora Josephstadt. Durante l’occupazione nazista il quartiere ospitò il ghetto in cui vennero rinchiuse 15.000 persone di origine ebraica prima di essere inviate ai campi di sterminio. Dal vecchio toponimo del quartiere prende il nome anche la bella chiesa di świętego Józefa, avente la caratteristica facciata in mattoni rossi ed edificata in fondo alla piazza del mercato. Proprio all’angolo tra ulica Kazimierza Brodzińskiego e la piazza abbiamo è situato un bar mleczny. Si tratta di piccoli locali in stile self service che offrono pietanze tradizionali della cucina polacca. Una volta pagata l’ordinazione alla cassa, si raccolgono posate, bicchiere, tovagliolo e bevande sul bancone di mescita, si prende posto sui grandi tavoli da dividere con gli altri commensali e si attende la chiamata della cuoca a portata pronta. Ormai sono una rarità ma fino all’arrivo della globalizzazione rappresentavano una delle forme più popolari di ristorazione a basso costo per operai, impiegati ed anziani.

Zabłocie:

Poco distante da Podgórze sorge nel distretto industriale di Zabłocie quella che fu la fabbrica di oggetti smaltati di Oskar Schindler. Oggi è un museo. Aperto pochi anni fa è veramente ben curato ed estremamente interessante. Tema dell'allestimento: Cracovia durante l'occupazione tedesca tra il 1939 e il 1945. Non si tratta del solito museo della memoria, o per meglio dire non solo, ma illustra in maniera molto accurata ed accattivante gli aspetti sociali, culturali e storici della città in quei drammatici anni. Nello stesso complesso trova spazio anche il Mocak, il museo di arte contemporanea.

Łagiewniki:

Nella estrema periferia meridionale della città sorge il quartiere di Łagiewniki nel quale sorge il santuario dedicato alla Divina Misericordia. Inizialmente il santuario era situato nella vecchia chiesa del convento della congregazione delle suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, nel quale tra le due guerre mondiali visse suor Maria Faustina Kowalska, divenuta poi Santa il 30 aprile del 2000. Negli ultimi decenni il culto alla Divina Misericordia si è sviluppato rapidamente tanto che di fianco al vecchio convento è stata edificata la nuova basilica, consacrata da Giovanni Paolo II il 17 agosto del 2002.

Proprio sulla collina di fronte al santuario di Gesù Misericordioso è tuttora work in progress il nuovo centro Giovanni Paolo II “Non abbiate paura!”. Nella prima fase dei lavori è stato edificato il santuario (inaugurato nel 2011) ed il centro del volontariato mentre nelle successive fasi verranno costruiti il museo multimediale dedicato alla vita del papa polacco, la casa per gli esercizi spirituali, il centro conferenze, la casa del pellegrino, il centro di riabilitazione ed un parco per la meditazione ed il tempo libero. Il nuovo complesso è facilmente raggiungibile a piedi dal santuario della Divina Misericordia con una breve passeggiata di una ventina di minuti, oppure in macchina.

 

I QUARTIERI ORIENTALI:

A circa una decina di chilometri dal centro di Cracovia sorge il quartiere operaio di Nowa Huta (nuova acciaieria). In origine non fu pensato come un quartiere periferico della città ma come un qualcosa di autonomo e separato, un vero e proprio modello di città ideale socialista che avrebbe dovuto ruotare attorno alla grande fabbrica. Il progetto di costruirlo, finanziato ovviamente dall’Unione Sovietica, fu deliberato il 17 maggio del 1947 ed aveva lo scopo di dare alloggio alle famiglie delle maestranze occupate nel grande complesso industriale T. Sendzimira, che si trova tuttora in cima all’ampio viale Solidarności (ex Aleja Lenina). Nel momento di massimo splendore la fonderia dava lavoro ad oltre 40.000 operai mentre attualmente la forza lavoro è scesa drasticamente a 7.000 unità. La decisione di costruire Nowa Huta nei pressi di Cracovia non fu casuale, tutt’altro, ed ebbe sia motivazioni politiche che sociali. Innanzitutto si voleva porre in contrasto l’anima proletaria della nuova città del futuro con le abitudini borghesi, intellettuali, conservative e clericali dei cittadini dell’antica capitale della Polonia che, notate bene, alle prime elezioni politiche dopo il termine della seconda guerra mondiale non votarono il partito Comunista. In secondo luogo si scelse questa zona (Elisabetta mi dice che si trattava di appezzamenti di terreno molto fertili) perché nella Polonia meridionale c’era un alto tasso di disoccupazione e quindi si sperava di dare lavoro a diverse famiglie. Una fonderia inoltre necessitava di molta acqua durante le fasi di lavorazione dell’acciaio e la Vistola rappresentava in questo senso un serbatoio importante a portata di mano. La pianta della città ha la forma di mezzo decagono e si caratterizza per gli ampi viali alberati, i parchi, i laghetti e gli edifici dal classico stile architettonico del realismo socialista di allora. La visita al quartiere deve per forza iniziare in plac Centralny (piazza Centrale) da dove, a raggiera, si diramano grandi viali che si dirigono verso la periferia. Di fronte alla piazza, sullo spiazzo attiguo l’edificio che ospita il centro culturale, sono esposti una serie di interessanti cartelloni che illustrano attraverso immagini e ritagli di giornale i momenti che hanno fatto la storia di Nowa Huta, dalle rivolte operaie dei primi anni ’80 fino al momento simbolico in cui fu divelta la statua di Lenin. Vecchi palazzi con i muri impregnati di smog, giardini con l’erba da falciare, aiuole di fiori lasciate all’incuria. A prima vista provo una sensazione di decadenza, di trascuratezza, come se il fallimento dell’idea che aveva partorito la città si fosse poi rovesciato come tessere di domino su quello che ne era rimasto. Girandola un po’ invece scopro con piacere che è un luogo “vivo”. Ne sono testimonianza la numerosa folla che si muove in bicicletta per i viali e si dirige verso i luoghi di svago, i writers che regalano tonalità vivaci a vecchi muri anneriti, le squadre di operai che stanno innalzando un grande palco da spettacoli proprio all’inizio di Aleja Róż (viale delle rose), dove fino al 1989 si innalzava la statua di Lenin mentre adesso c’è un’aiuola (mal tenuta) con delle rose bianche. Elisabetta mi dice che una volta abbattuta, la statua fu in un primo momento abbandonata nella campagna di Swoszowice (estrema periferia sud di Cracovia). Il simbolo di Nowa Huta comunque era e rimane la Kościół Matki Bożej Królowej Polski (chiesa della Madre di Dio, regina della Polonia), detta anche Arka Pana (arca del Signore). Dopo diverse vicissitudini, nel 1957 fu elevata in questa piazza una croce come segno della prima parrocchia di una città che nell’immaginario di chi l’aveva ideata doveva essere atea. Solo nel 1965 la polizia militare permise all’allora Cardinale di Cracovia Karol Wojtyła la posa della prima pietra, proveniente dal sepolcro di San Pietro e donata da Papa Paolo VI. I lavori durarono fino al 1977 e la chiesa fu consacrata proprio dal futuro Papa.

Rientrando verso il centro città, proprio di fianco ad Aleja Jana Pawła II c’è la sede del Muzeum Lotnictwa Polskiego (museo dell’aviazione polacca) che merita senz’altro una visita da parte di appassionati e non. Al suo interno si trovano interessanti sezioni storiche audio–video dedicate al confronto tra i velivoli della NATO e quelli del Patto di Varsavia, l’hangar che custodisce modelli di alianti ed ultraleggeri, la sala espositiva dei motori (anche di diverse marche italiane), il grande open space all’aperto nel quale si possono ammirare numerosi aeromobili di fabbricazione sovietica e polacca. Prima di uscire dal complesso infine, i visitatori ad orari prestabiliti hanno la possibilità di salire a bordo dell’elicottero che ha trasportato Papa Giovanni Paolo II negli spostamenti effettuati durante le visite nella sua terra natia.

 

I QUARTIERI OCCIDENTALI:

Salwator:

L’ultimo quartiere che si incontra lasciando la città da occidente è Salwator. È sempre stato uno snodo importante per i servizi di trasporto pubblico: capolinea dei tram e fermata di numerosi autobus che si spingono fino ai paesini fuori città. Nei paraggi si sviluppa uno dei più famosi e frequentati bazar coperti della città, Targ na Stawach. Quasi sull’argine della Vistola sorge la chiesa del Salvatore. Di fronte, nel palazzo davanti al quale una volta sostavano bancarelle di venditori ambulanti, ci saltano all’occhio le filiali di tre banche. Si avete capito bene, tre filiali nel giro di poche decine di metri. Questo è sicuramente uno degli aspetti che ci fa capire come la città ed il paese stiano velocemente cambiando.

Questi sono solo alcuni dei luoghi più “famosi” del centro (i cosiddetti highlights insomma), ma la particolarità di Cracovia è che non ci si stanca mai di girarla. Riserva sempre nuove emozioni e sorprese.

 

AMARCORD:

In ulica Zwierzyniecka, poco prima di arrivare alla Filarmonica, c’era una bottega (pijalnia soków) dove preparavano le più buone e dissetanti spremute di frutta e verdure della città. Ora non c’è più.

Nelle vie del centro non si incontrano più neppure i venditori d’acqua da bere. La servivano fresca, in bicchieri di vetro a cui aggiungevano dello sciroppo di lamponi e frutti di bosco.

Il caffè solubile invece ha preso il posto del vecchio caffè alla turca. Lo stesso dicasi per il the, che adesso viene venduto in bustine anziché sfuso.

Rimanendo in campo culinario, i vecchi ristoranti che offrivano i piatti tradizionali della cucina polacca (per esempio Kurza Stópka, Staro Polska, etc.) si stanno trasformando e specializzando in cucina orientale (giapponese, thai, vietnamita) e messicana. La globalizzazione purtroppo non fa sconti a nessuno.

In plac Szczepański, quasi all’angolo con ulica świętego Tomasza, c’è ancora il salone di acconciature femminili, ma purtroppo non c’è più (da anni) il suo vecchio proprietario, Zygmunt Fila. La bottega, lunga, stretta e buia, aveva le pareti decorate da piastrelle chiare, vecchie foto e cornici contenenti i diplomi dei concorsi per parrucchieri vinti in giro per l’Europa. In fondo alla stanza, sopra l’angolo lavaggio, Zygmunt aveva ricavato un soppalco dove si ritirava a riposare e sorseggiare una tazzina di the caldo tra un taglio e l’altro. Il pavimento era in legno. La storia di Zygmunt è originale e va raccontata. Era un tipo particolare e quando l’ho conosciuto io (negli anni novanta) era già anziano, diciamo sull’ottantina. Aveva i capelli grigi pettinati all’indietro, li teneva piuttosto lunghi per coprire le stempiature, le basette erano folte e lunghe alla Elvis Presley. Portava un paio di occhiali in stile Rayban con lenti spesse da vista. Vestiva eccentrico, ma indossava sempre la camicia (di flanella nei mesi più freddi). Il negozio era la sua vita. Dopo aver acconciato i capelli delle nobildonne dell’alta società di Vienna, Parigi e Montecarlo per molti anni, era ritornato a casa ed aveva aperto questa attività. Zygmunt si occupava solo ed esclusivamente del taglio, mentre le finiture le lasciava sempre alle sue collaboratrici. A Zygmunt non era possibile imporre un taglio: studiava il viso della cliente ed in base alla sua esperienza la accomodava con arte ed eleganza. Elisabetta, sua affezionata cliente per diversi anni, ama ripetere che nessuna donna è uscita insoddisfatta dalla bottega. L’ultima volta che l'ha salutato, più di quindici anni fa, lui l’ha congedata con un baciamano.

 - In viaggio con Ricky

foto: monastero benedettino di Tyniec (Cracovia, Polonia)

 

ALTRI LUOGHI DA VISITARE NEI DINTORNI: 

A sud:

Nell’area metropolitana di Cracovia, a poco più di una decina di chilometri dal centro, si trova la cittadina di Wieliczka, dove sorge una tra le più antiche miniere di salgemma d’Europa (Kopalnia Soli), dichiarata monumento mondiale della natura e della cultura dall’Unesco nel 1978. La miniera è stata utilizzata per l’estrazione del sale fino al 1996, raggiunge una profondità di 327 metri e presenta gallerie e cunicoli per un’estensione totale di oltre 300 chilometri. Le visite turistiche si snodano su un percorso lungo circa tre chilometri, lungo il quale è possibile apprendere la storia della miniera e visitare laghetti, sculture, stanze decorate e la bellissima cappella dedicata alla sovrana polacca Kinga.

Ad ovest:

Uscendo dalla città per la strada n°780, sulla collina che sovrasta la comunità di Bielany sorge la chiesa camaldolese dell’Assunta (attenzione, le donne possono accedervi solo pochi giorni all’anno, una decina non di più), mentre sull’altra sponda della Vistola, arroccato su un promontorio che domina il fiume c’è il monastero benedettino di Tyniec.

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foto: Auschwitz (Oświęcim, Polonia)

 

ALTRI LUOGHI DA VISITARE A MEDIO RAGGIO:

Ad est:

A poco più di 150 chilometri da Cracovia c’è il piccolo villaggio di Baranów Sandomerski (Voivodato dei Precarpazi, Podkarpackie) dove sorge uno dei più famosi e meglio conservati castelli dell’intero paese, il castello Leszczyński. Costruito tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo su progetto di Santi Gucci, in origine fu la residenza di numerose famiglie nobiliari polacche, mentre oggi viene usato come museo storico (una sala ospita una mostra di ferri da stiro), centro conferenze e ristorante per cerimonie.

Pochi chilometri più a nord, alla confluenza tra i fiumi Vistola e San, sorge la bellissima cittadina medioevale di Sandomierz (Voivodato di Santacroce, Świętokrzyskie). Distrutta nel medioevo prima dai tartari e poi dai lituani, fu ricostruita e fortificata da Re Casimiro III il Grande e nel XVI secolo era considerata la città più bella del regno dopo Cracovia. A dire il vero anche oggi è un vero e proprio gioiellino. Alla città vecchia si accede tramite la porta Opatowska. Una strada in acciottolato conduce nella grande piazza del mercato, il vero e proprio fulcro della comunità, sulla quale si stagliano il municipio e l’attigua torre. Interessanti sono anche i due grandi edifici religiosi, la cattedrale della Natività di Maria (Narodzenia Najświętszej Marii Panny) e la chiesa romanica di San Giacomo (świętego Jakuba). In questi ultimi anni la cittadina è balzata al centro dell’attenzione in quanto è il set della fiction Don Matteo in versione polacca, che qui chiamano Ojciec Mateusz. 

A sud:

Zakopane, famosa località turistica invernale, sorge in una grande vallata tra i monti Tatra e la collina di Gubalówka. Sono parecchi anni che non ci andiamo e quindi non siamo in grado di relazionarvi sugli ultimi sviluppi. Ricordo lontanamente le caratteristiche abitazioni in “Stile Zakopane” della pedonale ulica Koscieliska, una specie di museo a cielo aperto, i bellissimi sentieri che si snodano all’uscita della stazione della funivia sulla montagna di Kasprowy, l’affollato bazar di venditori di maglioni ed altri indumenti in lana, formaggi, miele ed altri prodotti locali.

Se non riuscite a raggiungere Zakopane consigliamo di trascorrere una piacevole giornata nella cittadina termale di Rabka Zdrój, situata proprio sulla strada che da Cracovia conduce nella ben più nota stazione invernale. Grazie al particolare microclima che l’avvolge, la località si è sviluppata rapidamente fin dalla seconda metà del 1800 ed è diventata punto di riferimento imprescindibile per la cura dei bambini.

Ad ovest:

Ad una cinquantina di chilometri di distanza da Cracovia, lungo il corso del fiume Skawa, si trova la cittadina di Wadowice, località nativa di Karol Wojtyła. Ne consegue che il polo di attrazione principale sia la sua casa natale (adibita a museo) oltre all’adiacente basilica risalente al XIV secolo. Se venite da questa parti non dimenticatevi di assaggiare i famosi e reclamizzati kremówki papieskie, che non sono altro che i classici dolci di pastasfoglia ripieni di crema pasticcera che troviamo anche alle nostre latitudini.

Oświęcim. È un continuo via vai di persone. Centinaia, migliaia. Arrivano da lontano, alcuni sono studenti, la maggior parte sono turisti. Ragazzi seduti sulle panchine in legno aprono il loro laptop ed approfittano della rete Wi-Fi. Dai ristoranti arrivano profumi invitanti. Tutto bello, se non fosse che il luogo si chiama Oświęcim. Auschwitz. E qui inizia tutta un’altra storia.

Sono tornato da queste parti dopo diversi anni dall’ultima visita, alla ricerca di informazioni su mio nonno Angelo (lo stesso dell’Argentina), incuriosito da quanto letto sul suo libretto di lavoro:

Impresa Marchioro Ing. Antonio di Vicenza, cantiere di Heydebreck O.S., data di assunzione in servizio 21 aprile 1942, data di cessazione servizio 12 dicembre 1942.

Impresa Ing. M. Colombo, cantiere di Auschwitz O.S., data di assunzione in servizio 20 aprile 1943, data di cessazione servizio 31 dicembre 1944.

In entrambi i casi era stato assunto con la qualifica di muratore, la sua professione. La guida che ci ha accompagnati durante la visita ai campi di concentramento e sterminio di Auschwitz e Birkenau (Brzezinka), ci ha spiegato che Heydebreck non è altro che il toponimo tedesco della cittadina polacca di Kędzierzyn (nella Slesia), mentre la sigla O.S. significa Ober Slesien (Alta Slesia). Da quel poco che sono riuscito a reperire in internet, la storia potrebbe essere andata così (in attesa di conferme): “Il 14 marzo 1942, I.G. Farben (ditta industriale tedesca) aveva concluso un contratto direttamente con un consorzio di 40 imprese italiane della Federazione nazionale fascista dei Costruttori Edili, che prevedeva la consegna di 8.635 lavoratori edili, preferibilmente qualificati, per i siti di costruzione dell'impianto I.G. Farben di Heydebreck, Blechhammer ed Auschwitz. L'intesa riguardava vari lavori di costruzione, dalla pavimentazione delle strade alla posa dei binari, dalle gettate di calcestruzzo all'edificazione di solai, dalla preparazione degli intonaci all'installazione di grondaie e docce. Di questi lavoratori, 1.196 furono assegnati a I.G. Farben Auschwitz (l’industria chimica dove venne detenuto e lavorò tra gli altri anche Primo Levi). Venivano alloggiati in un campo di baracche e non adeguatamente nutriti ed inoltre era molto complicato ottenere congedi in quanto i tedeschi temevano che i lavoratori al temine del permesso non sarebbero più rientrati sul luogo di lavoro. A Heydebreck e Blechhammer, dove la situazione logistica della forza lavoro italiana fu peggiore rispetto ad Auschwitz, molti operai cercavano pretesti per tornare in Italia.

PS: ringrazio fin d’ora tutti i lettori che mi potranno fornire ulteriori informazioni e notizie sull’argomento.

A nord:

Sulla direttrice che collega Cracovia con Częstochowa, in un paesaggio vallonato tra campi di frumento appena mietuto, pascoli verdeggianti e fitte foreste, si snoda il sentiero dei Nidi d’Aquila (Szlak Orlich Gniazd in polacco). Una volta lasciato il centro di Cracovia e giunti alla periferia settentrionale, si possono prendere due strade, la n° 94 direzione Bytom o la n° 778 per Wolbrom, che in poco più di 160 chilometri offrono in sequenza un susseguirsi di grotte, chiese, fortezze e manieri che sintetizzano in modo perfetto il binomio storia-natura di questa zona della Polonia meridionale. Edificate dapprima in legno e successivamente in pietra durante il regno di Casimiro III detto il Grande (nel 1300), le strutture avevano scopo difensivo sulle rotte commerciali battute a quei tempi. Pochi minuti dopo aver lasciato la città si incontra già il primo castello da visitare ed è quello di Korzkiew. Fino a quindici anni fa sul colle che che domina la pittoresca vallata del torrente Korzkiewka si trovavano solo le rovine delle mura di un piccolo castello medioevale abitato da Cavalieri. Oggi invece, nello stesso luogo, sorge una fortezza in pietra ricostruita secondo le illustrazioni dell’epoca (XIV – XVI secolo), adibita a ristorante per cerimonie.

Proseguendo verso nord-ovest si accede al parco nazionale di Ojców, probabilmente una delle parti più attraenti della Giura di Cracovia, formato dalla valle del fiume Prądnik scavata tra pareti di calcare bianco alte fino a cinquanta metri. Dopo aver sostato per una breve passeggiata nel piccolo villaggio che porta il nome stesso del parco, si prosegue per Pieskowa Skała, una delle mete più ambite della zona. In questo contesto ambientale, su un picco calcareo sorge il castello, uno dei più belli e meglio conservati di tutta la Polonia. Si parcheggia la macchina in basso nello slargo davanti ad una struttura ricettiva e poi, grazie ad un sentiero nel bosco di circa un chilometro, si arriva al castello. Gli interni, i giardini e le aiuole fiorite sono curatissimi. Da un belvedere situato sopra il bar ristorante, si può ammirare un suggestivo panorama sulla vallata.

Lasciata alla nostra sinistra la vasta zona mineraria della Slesia all’altezza di Olkusz, in rapida successione si attraversano i paesini di Ogrodzieniec, Smoleń, Pilica e Mirów, nei quali già dalla strada principale sono ben visibili sui cucuzzoli le rovine delle rispettive fortezze. Tappa finale del nostro itinerario il castello reale di Bobolice. Anche qui come a Piaskowa Skała si lascia la macchina in uno spiazzo adibito a parcheggio e poi si raggiunge il maniero con una piacevole passeggiata di una decina di minuti. La struttura, da alcuni anni in mano a privati, è stata da poco restaurata ed offre la possibilità di accedere anche ad un interessante museo su usi e costumi del periodo medioevale.

Da queste parti nel 1683 transitò diretto a Vienna il sovrano Jan III Sobieski alla guida del famoso corpo di cavalleria degli Ussari Alati di Polonia dove, durante il famoso assedio, sconfisse le truppe Ottomane bloccandone di fatto l’avanzata nel centro e nord Europa.

 

CUCINA:

La cucina polacca adatta i suoi piatti al clima rigido dei lunghi mesi invernali e quindi si basa su zuppe, portate di carne, insaccati (kiełbasa), verdure (le patate non mancano mai) e dolci.

Zuppe: le più famose sono senz’altro barszcz czerwony (brodo di rape rosse, servito a piacere con crocchette di carne, uova sode tagliate a metà e prezzemolo), żurek z wędzonką (zuppa con farina di grano duro fermentato nell’acqua, patate e fettine di salame) ed il brodo di carne di gallina o tacchino servito con pasta fatta in casa.

Anna, una delle sorelle di Elisabetta, è una cuoca provetto ed una delle sue specialità sono i gołąbki. Sono degli impasti di riso e carne macinata di manzo racchiusi in foglie di verza, cotti in acqua bollente e vapore, serviti su una salsa di pomodoro e panna.

I pierogi non sono altro che ravioli preparati sia con ripieno salato (carne, formaggi, verdure) che con ripieno dolce (frutti di bosco, mele e pera). Vengono serviti con un condimento di panna acida oppure con un soffritto di cipolla e pancetta affumicata.

Il łazanki è un piatto di pasta fatto in casa, tagliata a cubetti e servita con verza.

I dolci meriterebbero un capitolo a sé. Non apprezziamo granché le torte da pasticceria in quanto sono troppo elaborate per i nostri gusti, mentre sono squisite quelle preparate in casa (alle mele, ai frutti di bosco, alla ricotta e cioccolato). Per colazione invece ci piacciono i drożdżówki (ciambelle con ricotta e frutti di bosco) oppure il rolada makowa (tortino di pan di spagna ripieno di un impasto di semi di papavero, uva passa, burro, zucchero, uovo e miele). Buonissimi sono i cioccolatini e le caramelle, che nei negozi si possono ancora acquistare sfusi, a peso.

Specialità esclusiva di Liszki invece sono i kukiełki. Sono dei panini, confezionati con la pasta della pizza, hanno la forma dell’ago che si trova nelle bussole e sono in vendita solo il venerdì, su ordinazione. Sono venduti ancora caldi, appena sfornati. Con burro e marmellata sono squisiti.

 

INFORMAZIONI UTILI:

Al momento del nostro ultimo viaggio (2016).

- L’autostrada A4 nel tratto tra Mysłowice e Cracovia è a pagamento (PLN 20,00). In Austria e Repubblica Ceca invece bisogna acquistare la vignetta. Il taglio minimo in Austria è di 10 giorni (€ 8,80). Anche in Cèchia il taglio minimo è di 10 giorni e costa € 16,00 mentre quello di un mese viene € 22,00.

- È sicuramente più conveniente cambiare gli Euro negli uffici di cambio valute privati piuttosto che prelevarli agli sportelli ATM. Fate attenzione alle commissioni di questi ultimi.

- Nella città vecchia e nei centri commerciali si possono trovare degli hotspot gratuiti per utilizzare la rete Wi-Fi.

 

FOTOGRAFIE:

Album fotografico Cracovia e dintorni

 

AUTORE:

Stefano Tomada

Galleria fotografica

Galleria fotografica - In viaggio con Ricky

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