Il Percorso delle Panchine Arancioni di Oslavia

Il Percorso delle Panchine Arancioni di Oslavia


La località di Oslavia si trova sulla riva destra dell’Isonzo e dista una manciata di chilometri dal centro storico di Gorizia.

Si sviluppa sulle prime propaggini del Collio Goriziano, lungo la strada che conduce al borgo di San Floriano del Collio.

Situata tra i monti Sabotino e Calvario (Podgora in sloveno), è stata teatro di cruenti battaglie tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico durante la Prima Guerra mondiale.

Oslavia però non si è persa d’animo e, seppur a fatica, ha saputo ricreare il suo microcosmo rurale ripartendo da zero.

Oggi è diventata una zona ideale per un turismo esperienziale e di prossimità, e coniuga il contatto con la natura alla degustazione dei prodotti tipici della terra.

 

Paesaggio del Collio Goriziano

Collio Goriziano

 

Per questo motivo se decidete di fermarvi anche per la notte, al seguente link potete verificare la disponibilità di camere e alloggi a Gorizia e dintorni.

Da diverse generazioni ormai a Oslavia si pratica la viticoltura, che ovviamente è andata affinandosi con il passare degli anni grazie al progresso della ricerca e della tecnologia.

Grazie a un particolare microclima e al terreno composto da marna e strati di arenaria ricchi di sali minerali e microelementi, detto ponca, l’area si presta perfettamente alla coltivazione della vite.

In questo contesto, nell’aprile del 2021, è nato il progetto delle Panchine Arancioni di Oslavia della locale Associazione Produttori di Ribolla.

 

Indice

 

Il progetto

Il progetto si basa su un itinerario di circa sette chilometri da percorrere a piedi o in bicicletta per sette panchine, ognuna delle quali intitolata a una cantina.

Quelle che per l’appunto fanno parte dell’associazione.

Sette gemme arancioni collocate in posizioni strategiche per contemplare il paesaggio, in un connubio autentico tra storia, natura e prodotti tipici.

 

La panchina arancione intitolata alla cantina Dario Prinčič

Panchina arancione #1 Dario Prinčič

 

Vi diciamo subito che non tutte sono di facile individuazione, alcune bisogna andarle proprio a rintracciare in angoli nascosti.

Del resto è proprio questo l’obiettivo del progetto.

Quello di far conoscere e valorizzare il territorio, con il vino come filo conduttore.

Perché proprio arancioni vi chiederete?

Perché la Ribolla Gialla di Oslavia è conosciuta come l’Amber Wine, dal suo caratteristico colore ambrato.

La stessa tonalità che assume il territorio in autunno.

 

Associazione Produttori Ribolla di Oslavia (APRO)

L’associazione è nata nel 2010 per salvaguardare l’autenticità del territorio attraverso la produzione della Ribolla di Oslavia e la sua gente, ognuna con la propria storia da raccontare.

Storie complesse, come lo sono quelle di una terra di confine che nel corso dei secoli ha assistito a mutamenti storici, sociali e politici.

Lo si intuisce chiaramente dall’etimologia dei nomi delle famiglie: Prinčič e Primosic di origine istriana, Fiegl e Gravner invece di origine austriaca – carinziana.

Grazie al loro senso di accoglienza semplice e al tempo stesso schietto, come la loro terra, il termine “famiglia” è quello che si abbina meglio a questa gente.

Come per tutte le zone di confine l’intreccio di culture che ne scaturisce è, secondo noi, la vera ricchezza che si tramanda di generazione in generazione.

 

Paesaggio del Collio Goriziano

Collio Goriziano

 

La Ribolla Gialla di Oslavia

La Ribolla Gialla ottenuta attraverso il processo di macerazione trova a Oslavia il territorio ideale per esprimersi e valorizzarsi.

La macerazione è un metodo di vinificazione e ogni produttore ne dosa i tempi in base al prodotto che vuole ottenere.

Il processo avviene a contatto con le bucce in tini troncoconici, per poi proseguire l’affinamento in botti in rovere di Slavonia prima di concluderlo in vasche in acciaio e bottiglie.

La Slavonia è una regione storica della Croazia, situata all’estremità orientale del paese, incastrata tra l’Ungheria, la Serbia e la Bosnia Erzegovina.

L’azienda Gravner invece utilizza delle grandi anfore georgiane interrate.

Nascono così vini sapidi, leggeri, con aromi di agrumi e piante, che in un primo momento lasciano un impatto pungente al palato ma che con il passare dei minuti si affievolisce lasciando un sapore fine e piacevole.

Un ricordo che si protrae nel tempo.

 

Cartello direzionale lungo il percorso delle Panchine Arancioni di Oslavia

Cartello direzionale lungo il percorso

 

Il Percorso delle Panchine Arancioni di Oslavia

Il tracciato si sviluppa indicativamente lungo la direttrice della SP17 che collega Oslavia con San Floriano del Collio, con frequenti incursioni in stradine secondarie e sentieri di campagna.

Si passa tra poderi, vecchi casolari, cantine e aziende agricole.

Nei cortili cataste di legna da ardere riparate dalle intemperie sotto i teli, animali da cortile, attrezzatura da lavoro, aratri e cingolati.

 

Una casa nel borgo di Oslavia

Oslavia

 

Il percorso è ben segnalato grazie al caratteristico logo arancione dell’Associazione Produttori Ribolla di Oslavia e da piccoli cartelli direzionali.

Ogni panchina è numerata e porta il nome del produttore. Sotto c’è un QR code dal quale si possono scaricare le informazioni sulla cantina.

Non sempre le panchine si trovano nei pressi della struttura vera e propria ma più spesso sono posizionate dove ci sono le vigne di proprietà.

Secondo noi la camminata può avere inizio nello spiazzo antistante il Sacrario militare di Oslavia, costruito durante il ventennio fascista su progetto dell’architetto Ghino Venturi.

Ospita le salme di oltre 57.000 soldati italiani e austro-ungarici caduti in guerra durante le aspre battaglie sull’altopiano della Bainsizza e della valle del Vipacco.

L’edificio ha un corpo centrale di forma tozza e cilindrica in pietra bianca, situato sulla sommità di una scalinata, formato da una torre centrale e tre più piccole laterali con le rispettive cripte.

Ogni vespro la campana chiara rintocca in memoria dei caduti.

 

L'obelisco nell'ex Cimitero dei Quattro Generali a Oslavia

Obelisco nell’ex Cimitero dei Quattro Generali

 

Alcune centinaia di metri dopo l’ossario, proprio lungo la strada principale, c’è la prima panchina, quella di Dario Prinčič (1/7).

Si apre sulla vallata del fiume Isonzo, che in sloveno prende il nome di Soča, e a livello paesaggistico secondo noi è una delle più belle.

 

La seconda panchina in ordine di percorrenza è quella della cantina Fiegl (4/7), anche se l’azienda si trova alcune centinaia di metri più avanti.

Dalla strada principale si svolta a sinistra ad un incrocio segnalato con il cartello Obelisco, ex Cimitero dei Quattro Generali, quota orografica 172.

Si intraprende una stretta stradina in asfalto, vallonata. Poco prima di arrivare all’obelisco, in un appezzamento di terra recintato c’è la panchina.

Si apre il cancello e una volta entrati si rinchiude per non fare entrare gli animali selvatici, che potrebbero recare danni alle colture.

Questa panchina è una delle nostre preferite.

A livello paesaggistico è un balcone naturale che si apre sul Collio, a livello storico ha il sacrario sullo sfondo e l’obelisco di fianco. In poche parole è completa.

Abbiamo incontrato successivamente Rinaldo Figelj nel cortile della sua struttura e con grande generosità ci ha fatto degustare un paio di varietà del suo vino.

Perché Figelj e non Fiegl? Lo scoprite in questo racconto pubblicato sul blog dell’azienda.

 

Interno cantina Fiegl a Oslavia

Cantina Fiegl

 

Mentre stavamo assaggiando i prodotti della sua azienda ci ha detto che secondo lui non c’è prodotto migliore del vino per descrivere e rappresentare un territorio, ed ha proprio ragione.

All’interno della cantina ha allestito un interessante museo di reperti di guerra rinvenuti nei suoi terreni.

Contattando la struttura è possibile organizzare delle visite guidate alla cantina.

Le passeggiate, tempo permettendo, hanno inizio nella vigna Meja, la prima acquistata nel 1782 da Valentino Fiegl, che in sloveno significa confine.

Si prosegue poi nella cantina vera e propria, dove si apprendono le nozioni sui processi di vinificazione e imbottigliamento.

L’ultima tappa prevede la degustazione dei vini accompagnati da taglieri di salumi e formaggi prodotti da aziende locali.

 

La terza panchina è quella dell’azienda La Castellada (2/7).

Poco più avanti rispetto all’incrocio che porta alla panchina Fiegl si svolta a destra per una stretta stradina in asfalto.

Si procede in mezzo alla campagna, tra sporadici edifici. Si scende verso la vallata e in fondo, su uno slargo, si trova la panchina.

A livello paesaggistico non è una di quelle che a primo impatto ti fanno sussurrare “wow”. Però è circondata da prati che in primavera sprizzano vivacità grazie alla fioritura di orchidee e piante spontanee.

Proprio di fronte invece si staglia la sagoma del monte Sabotino e durante l’estate si possono intravedere le mucche al pascolo.

 

La quarta panchina (3/7) è quella dell’azienda Primosic.

Si trova proprio dietro alla cantina Fiegl. Si intraprende un sentiero in discesa con fondo sterrato e dopo poche centinaia di metri si giunge alla panchina.

 

Podere dell'azienda Gravner a Oslavia

Podere azienda Gravner

 

La quinta panchina (5/7) è quella della famiglia Gravner.

Si trova lungo la strada principale in località Lenzuolo Bianco, sulla sinistra, proprio di fianco ad un antico pozzo in pietra.

L’acqua è l’origine della vita così i proprietari ha creato degli stagni all’interno dei vigneti.

Grazie all’acqua si è cercato di ricreare un ambiente sano e naturale, che ha attratto insetti, uccelli e altri mammiferi.

Sono stati piantati ulivi, cipressi e meli selvatici. Sui tronchi sono stati appesi dei nidi artificiali in legno dove gli uccelli depongono e covano le uova.

 

La sesta è la panchina della cantina Radikon (6/7).

I terreni da cui nascono i vini biologici del brand Radikon si sviluppano tra l’Italia e la Slovenia su una superficie di 24 ettari, in un raggio di circa tre chilometri dalla struttura principale.

Anche la famiglia Radikon propone delle visite guidate all’azienda.

In base alla tipologia di esperienza che si vuole vivere si può optare per quella semplice da 40 minuti, che comprende una breve visita alla bottaia, oppure per quella più completa di due ore con visita anche alla vigna e alla cantina.

Entrambe si concludono nella sala degustazioni con l’assaggio di alcuni pregiati vini delle linee S e Blu.

Da alcuni anni il complesso è arricchito da alcune camere per gli ospiti, che si affacciano sul paesaggio magico del Collio Goriziano.

 

Cantina Radikon a Oslavia

Degustazione vini (cantina Radikon)

 

La settima e ultima panchina (7/7) del percorso delle Panchine Arancioni si trova già in territorio di San Floriano del Collio ed è quella dell’azienda agricola Il Carpino.

Si trova su un curvone proprio lungo la strada principale ed è ben visibile già al passaggio.

Sul loro sito web c’è una frase che ci ha colpito molto e che condividiamo in toto:

“essere contadini oggi comporta una grande responsabilità perché significa essere testimoni ed interpreti del proprio territorio ma anche custodi del paesaggio”.

Questa secondo noi è la vera essenza per la promozione turistica di un territorio e si sposa perfettamente per chi, come noi, ama un turismo slow ed esperienziale.

Prima o poi ci ripromettiamo di andare a trovarli.

Steve

Sono nato a Udine nel 1963 e vivo a Galleriano, un piccolo paese di campagna in provincia di Udine. Appassionato di geografia, ho viaggiato fin da piccolo grazie ai miei genitori.

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Un android developer a tempo perso, una polacca innamorata dell'Italia e un appassionato di geografia prestato all'informatica.

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