RIO DE JANEIRO, COSA VEDERE IN 3 GIORNI NELLA CITTÀ MERAVIGLIOSA

RIO DE JANEIRO, COSA VEDERE IN 3 GIORNI NELLA CITTÀ MERAVIGLIOSA


Quando gli esploratori portoghesi arrivarono qui all’inizio del XVI secolo pensarono di trovarsi davanti alla foce di un grande fiume e subito lo battezzarono Fiume di gennaio. Il nostro arrivo a Rio de Janeiro invece rappresentò l’inizio del nuovo anno 2006, una ouverture tra i vizi e le virtù di una città e di un paese, il Brasile, tra i più contraddittori da noi visitati. Rio de Janeiro è una città nata per essere bella. Sorge infatti in una posizione incantevole tra le cale della Baìa de Guanabara, alcune isole come Governador e Paquetà e le colline ricoperte di vegetazione verde che la circondano. Non per niente è chiamata la Cidade maravilhosa.

 

Viaggio a Rio de Janeiro, la baia di Botafogo vista dal Pan di Zucchero (Brasile)

La baia di Botafogo vista dal Pan di Zucchero (Rio de Janeiro, Brasile)

 

Di seguito vi presentiamo un itinerario di massima di due giorni e mezzo, oltre ad alcuni consigli pratici e informazioni utili per organizzare al meglio la visita. A dire il vero la nostra permanenza è stata condizionata dalle avverse condizioni atmosferiche che non ci hanno permesso di goderci come dovevamo l’attesa escursione alle isole tropicali. Prima di passare al resoconto di viaggio devo sinceramente dirvi che Rio de Janeiro è stata la prima città in giro per il mondo che non ci ha trasmesso sicurezza e tranquillità. Sarà stata una nostra percezione ma è così. Riccardo allora aveva sette anni e nelle vie interne parallele ad Avenida Atlântica si notavano strani movimenti intorno a noi che ci facevano muovere con le dovute cautele.   

 

ITINERARIO

GIORNO 1

Trasferimento da Foz do Iguaçu a Rio de Janeiro e primi momenti in città.

Sbrigate le pratiche doganali saliamo a bordo del Boeing 757 della Varig, la compagnia di bandiera brasiliana. I colori vivaci della livrea delle hostess e delle fodere dei sedili ci fanno subito capire di essere arrivati in un paese che fa dell’allegria, della musica e del fatalismo una questione di vita, un vero e proprio modus operandi.

A destinazione troviamo ad accoglierci una cappa di afa ed un cielo plumbeo che non fa presagire nulla di buono. Il pulmino messoci a disposizione dall’hotel per il transfer tarda ad arrivare, quindi per tenere sott’occhio la situazione decidiamo di appostarci con i bagagli all’esterno della zona arrivi. Una volta arrivato, carichiamo in fretta valigie e zainetti e ci dirigiamo verso il nostro alloggio che si trova in Avenida Atlântica, proprio di fronte alla spiaggia di Copacabana.

 

Viaggio in Brasile, spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro

La spiaggia di Copacabana vista dal nostro hotel (Rio de Janeiro, Brasile)

 

Durante il tragitto attraversiamo Rua Figueira de Melo, passiamo davanti ad un vecchio impianto sportivo dove campeggia su un muro una grande scritta bianca a caratteri cubitali: “Aqui nasceu o Fenômeno” (Qui nacque il Fenomeno). Dato che il Fenomeno non può essere che lui, Luìs Nazàrio de Lima conosciuto da tutti come Ronaldo, presumo si tratti dello stadio del São Cristóvão, il club carioca nel quale iniziò a giocare a livello professionistico qui in Brasile.

Preso posto nel nostro alloggio, ci dirigiamo a fare due passi su uno dei lungomari più famosi del mondo. Avenida Atlântica è un brulicare di turisti e ragazzi locali. Facciamo una sosta in uno dei tanti chioschetti che si trovano all’inizio della spiaggia e ci dissetiamo con una delle specialità del posto: il coco gelado. Sulla banchina pedonale posta tra le due carreggiate, tra palme e pini marittimi, spuntano come funghi le bancarelle di un mercatino ambulante. I bagnanti ormai si sono ritirati dalla spiaggia e si vedono solo alcuni ragazzi che giocano a beach volley. Seduti ad un tavolino e con il naso rivolto all’insù, scrutiamo preoccupati il cielo. Dobbiamo infatti decidere e comunicare all’agenzia il programma di domani: city tour oppure escursione alle Islas Tropicales.

 

GIORNO 2

Rio de Janeiro

Dalle vetrate della sala colazione del nostro hotel, posta all’ultimo piano dell’edificio, ammiriamo uno scorcio bellissimo di Copacabana, illuminata dai raggi caldi del sole. Ancora non sappiamo però che queste saranno le ultime ore di sole della nostra vacanza. Mentre Riccardo si diverte ad assaggiare delle qualità di frutta a noi sconosciute, seduti davanti ad una tazza di caffé fumante ci divertiamo a seguire con lo sguardo i giochi di onde bianche e nere, formati dalle piastrelle del passaggio pedonale sul lungomare. Laggiù in fondo il Pão de Açúcar (Pan di Zucchero) svetta incontrastato sopra gli altri promontori, mentre alle nostre spalle l’austero Forte di Copacabana fa da sentinella al quartiere.

Nel consulto familiare di ieri sera ha prevalso la prima ipotesi e quindi il programma per la giornata odierna prevede la visita guidata alla città. Prima tappa il Pão de Açúcar. Il monolito formato da granito e quarziti si eleva di 396 metri sul livello del mare e la sua cima è raggiungibile grazie ad una funivia chiamata Bondinho. La salita si fa in due tappe. La prima porta al Morro da Urca, sulla cui sommità si trova un eliporto. Da qui si scorge il quartiere di Botafogo con la sua insenatura e la piccola spiaggia mentre sullo sfondo appare ben visibile la statua del Cristo Redentore sul Corcovado.

 

Viaggio a Rio de Janeiro, statua del Cristo Redentore sul Corcovado (Brasile)

Statua del Cristo Redentore sul Corcovado (Rio de Janeiro, Brasile)

 

La seconda tappa della salita invece è di quelle da togliere il respiro a chi, come me, ha paura del vuoto. La cabina della funivia infatti, appena lasciata la stazione di Urca, si lancia nell’ignoto prima di cominciare la lenta salita verso il Pan di Zucchero, regalando ai passeggeri la stessa sensazione di formicolio allo stomaco che si prova durante la fase di decollo in aereo. Da quassù abbiamo una panoramica a 360° sulla città e riusciamo a scorgere in lontananza le spiagge di Leme e Copacabana, ancora illuminate dal sole.

Dopo pranzo saliamo nuovamente, questa volta sul Corcovado, per vedere da vicino ciò che è ben visibile da qualsiasi zona di Rio, la statua del Cristo Redentore. Il pullman si inerpica per le tortuose strade della montagna tra vecchie abitazioni, tratti di foresta, passanti che ci guardano e ci salutano con la mano. Poi ad un certo punto la carreggiata si restringe notevolmente ed il mezzo è costretto ad accostare e parcheggiare.

Lasciamo la corriera e veniamo fatti salire su piccoli ed agili pulmini per completare l’ultimo tratto della salita. La cima della montagna si erge di 700 metri sopra il livello del mare e la statua del Cristo Redentore è alta 38 metri di cui 8 fanno parte del basamento. Il monumento fu progettato dallo scultore francese Paul Landowski e come supervisore alla costruzione fu scelto l’ingegnere brasiliano Heitor da Silva Costa. Un gruppo di tecnici studiò il progetto di Landowski e decise di sviluppare la struttura in calcestruzzo anziché in acciaio, in quanto ritenuto materiale più adatto a strutture a forma di croce. Il monumento fu inaugurato il 12 ottobre del 1931 dal presidente Getúlio Vargas.

Durante l’ultima fase della nostra scalata le nuvole basse e la foschia si sono impossessate della statua di Gesù Cristo, della quale riusciamo ad identificare a mala pena i piedi. Aspettiamo invano per una mezz’oretta, poi purtroppo dobbiamo ridiscendere per fare spazio ad altre comitive di turisti in arrivo senza aver avuto la possibilità di intravedere il monumento. La sorte invece bacia i miei genitori, i quali arrivati dopo di noi hanno approfittato di un breve squarcio di sereno per immortalare la statua di Gesù con le braccia aperte. Carpe diem! Hanno colto l’attimo, per loro è stato un momento davvero emozionante.

Continuiamo il nostro giro tra gli highlights della città visitando dapprima la Cattedrale Metropolitana, il cui vero nome è Catedral de São Sebastião do Rio de Janeiro, in onore del Santo Patrono della città. Sorge nella città vecchia, è di forma conica e può contenere al suo interno fino a 20.000 (ventimila) fedeli durante le cerimonie.

 

Viaggio in Brasile, il sambodromo di Rio de Janeiro

Il sambodromo, luogo dove fanno le sfilate di carnevale (Rio de Janeiro, Brasile)

 

Nel centro storico mi sembra di rivedere le stesse forme architettoniche della vecchia Lisbona (edifici bianchi in stile coloniale con i tetti rosso bordeaux); mi piacerebbe molto passeggiare nei suoi stretti vicoli fatti di acciottolato, sedermi ad un tavolino a gustarmi un caffé, chiacchierare del più e del meno con la gente del posto.

Invece il rigido programma imposto dal tour prevede la visita al Sambodromo. Si tratta di una struttura fissa, progettata dall’architetto Oscar Niemeyer (tra le sue opere c’è il progetto di Brasilia, la capitale del paese), adatta ad ospitare manifestazioni in forma di parata. Si sviluppa in senso longitudinale per circa 700 metri lungo un viale chiamato Avenida Marquês de Sapucaí, ai suoi lati, come si trattasse di uno stadio, ci sono gli spalti che ospitano gli spettatori durante le manifestazioni. È il luogo in cui si svolgono le famose sfilate delle scuole di samba di Rio durante il carnevale. Sotto gli spalti si trovano diversi servizi tra cui un interessante museo nel quale sono esposti dei bellissimi costumi variopinti. Un addetto illustra ai visitatori la filiera di lavorazione per la produzione dei costumi stessi.

Terminata la visita saliamo sul pullman, non facciamo neppure in tempo a sederci sui comodi sedili che sulla città si abbatte una pioggia torrenziale. Prendiamo la strada dell’albergo passando davanti allo stadio Mário Filho (Estádio Jornalista Mário Filho), noto a tutti con il suo nome originario di Maracanã. I moderni palazzi e condomini che si elevano nel reticolo di strade alle spalle di Avenida Atlântica a Copacabana, sono protetti da alte inferriate, mentre gli accessi sono piantonati da guardie armate di compagnie di sicurezza privata. È comunque noto che in queste zone il tasso di microcriminalità sia molto elevato.

 

Viaggio in Brasile, goletta ormeggiata nella marina dell'isola di Itacuruçà

Goletta ormeggiata nella marina dell’isola di Itacuruçà (Brasile)

 

GIORNO 3

Escursione alle isole Tropicali

Appena sveglio butto lo sguardo fuori dalla finestra della camera per verificare le condizioni atmosferiche: piove a dirotto. “Questa proprio non ci voleva!” esclamo con un filo di voce per non svegliare Riccardo. Oggi infatti abbiamo in programma l’escursione alle isole Tropicali, un vero e proprio paradiso di mare, spiagge, flora e fauna. Davanti alla spiaggia di Copacabana intanto, quelli che io ho definito come i forzati del jogging, continuano a correre su e giù per il celebre lungomare incuranti della pioggia battente.

Nonostante il tempo inclemente partiamo per l’escursione percorrendo la strada BR101 in direzione Santos. Le periferie di Rio regalano squarci che descrivono perfettamente le situazioni di disagio in cui vivono i loro abitanti. Agglomerati urbani cresciuti selvaggiamente sulle pareti scoscese delle colline, senza un piano regolatore e privi dei basilari servizi (pensiamo alle fognature ed ai sistemi di depurazione delle acque). Sopra le piccole abitazioni grovigli di cavi, allacciamenti elettrici effettuati senza seguire la minima norma di sicurezza, antenne paraboliche.

 

Viaggio in Brasile, isola di Itacuruçà

Isola di Itacuruçà (Brasile)

 

La strada che percorriamo si incunea tra colline ricoperte da una vegetazione verde e lussureggiante. Dopo circa un’ora e mezza arriviamo alla marina di Itacuruçá, saliamo sul saveiro (imbarcazione a motore) e ci dirigiamo nella Bahía de Sepetiba dove si trovano le isole di Itacuruçá, Martins e Jaguanum che formano l’arcipelago delle isole Tropicali.

La pioggia intanto ha diminuito la sua intensità però noi, per scaramanzia, continuiamo ad indossare il nostro k-way. Durante la traversata della baia è consuetudine avvistare delfini, martin pescatore giganti e tartarughe, oggi invece tra le acque torbide ci dobbiamo accontentare di una manta. Il programma prevedrebbe una sosta per una nuotata però il tempo non ce lo consente e quindi tiriamo diritti fino all’isola di Itacuruçà.

Il capitano attracca il saveiro nel porticciolo accanto ad una goletta, appena lasciato il molo troviamo ad accoglierci un bellissimo pappagallo variopinto: ha il becco nero, gli occhi sono circondati da piume bianche, il collo è nero mentre il petto è giallo. La schiena invece ha un piumaggio che va dal turchese al blu aviatore. La coda infine è azzurra con delle striature gialle. Ci addentriamo nei sentieri tra palme, grandi felci, piante grasse e vegetazione tropicale. L’acqua del mare è calda.

Improvvisamente tra le nubi fanno capolino dei raggi di sole che riscaldano subito l’ambiente e l’anima di noi escursionisti. In un battibaleno calo i miei jeans, rimango in costume e mi sdraio sulla sabbia bianca della spiaggia. Riccardo intanto non resiste alla tentazione e si tuffa in acqua. In giornate di sole questo dovrebbe essere un vero e proprio paradiso. L’acqua caduta però ha rovinato i piani della giornata e per questo motivo il pranzo a buffet previsto sulla spiaggia e stato posticipato al nostro rientro sulla terraferma.

 

Viaggio in Brasile, isola di Itacuruçà

Isola di Itacuruçà (Brasile)

 

Rientrati dall’escursione ci prepariamo a trascorrere l’ultima serata a Rio. La pioggia intanto ha ricominciato a cadere con buona intensità. Un cenno lo meritano i ristorantini denominati a kilo. Generalmente si tratta di piccoli locali anonimi, con il banco di mescita posto in senso longitudinale rispetto alla stanza e con gli avventori seduti su alti sgabelli oppure nei pochi tavolini presenti all’interno. Sulla parete di fronte all’entrata c’è sempre la televisione accesa. All’esterno stuoli di ragazzini seduti a terra, con le spalle appoggiate al muro o alla vetrina del locale. Sono chiamati a kilo perché solitamente si paga la quantità di cibo consumato.

 

GIORNO 4

Trasferimento da Rio de Janeiro a San Paolo e successivo volo per Milano

Lasciamo una Rio avvolta ancora dalle nubi e bagnata dalla pioggia, prima di salire sul pulmino messoci a disposizione dall’hotel per il trasferimento in aeroporto, buttiamo un ultimo sguardo alla vicina spiaggia di Copacabana, meta dei nostri sogni che purtroppo sono rimasti tali.  

 

FUSO ORARIO

Rispetto all’Italia: – 3

 

Viaggio in Brasile, la spiaggia dell'isola di Itacuruçà

La spiaggia dell’isola di Itacuruçà (Brasile)

 

COPERTURA SANITARIA

L’Italia e il Brasile hanno stipulato una convenzione sanitaria bilaterale e quindi alcune tipologie di cittadini italiani che si recano in Brasile per turismo sono coperti per alcuni servizi e trattamenti. Prima di partire è necessario recarsi alla propria Azienda Sanitaria di competenza e compilare il modulo di richiesta. Per saperne di più vi consiglio di consultare la sezione Se parto per sul sito web del Ministero della Salute. In alternativa vi consigliamo di stipulare una assicurazione sanitaria privata.

 

VALUTA

Real Brasiliano – BRL (suddiviso in 100 Centavo) Simbolo R$

Steve

Sono nato a Udine nel 1963 e vivo a Galleriano, un piccolo paese di campagna in provincia di Udine. Appassionato di geografia, ho viaggiato fin da piccolo grazie ai miei genitori.

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Un android developer a tempo perso, una polacca innamorata dell'Italia e un appassionato di geografia prestato all'informatica.

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