PATAGONIA ON THE ROAD, DIARIO DI VIAGGIO FAI DA TE

PATAGONIA ON THE ROAD, DIARIO DI VIAGGIO FAI DA TE


Lo spunto per iniziare a progettare un viaggio on the road in Patagonia ce lo diede il documentario Cono Sur del regista Corso Salani.

Il road movie fu presentato nell’ottobre del 2002 al festival del cinema argentino di Udine. Raccontava la storia di una piccola troupe italo – polacca (guarda caso) che fece un viaggio on the road in Argentina da Buenos Aires alla Terra del Fuoco, alla ricerca di volti e storie sull’emigrazione europea nel grande paese sudamericano.

Da qualche tempo inoltre sentivo crescere il desiderio di andare in Argentina alla ricerca di informazioni, sul soggiorno di lavoro che mio nonno Angelo fece laggiù a cavallo tra le due guerre mondiali. Fu grazie a quei sacrifici che la famiglia di mia mamma non patì la fame, nonostante nel Medio Friuli agricolo la gente vivesse di stenti e povertà.

La Patagonia si trova nella zona meridionale del Sud America e si sviluppa sia in territorio argentino sia in quello cileno. È facile da girare, sicura e quindi adatta anche a chi viaggia con bambini piccoli (Riccardo allora aveva solo cinque anni).

 

Lago Argentino El Calafate

Lago Argentino nei pressi di El Calafate

 

È organizzata molto bene a livello turistico, offre un’ampia scelta di sistemazioni ricettive e una gamma completa di attività outdoor da praticare come trekkingl’hiking, il kayaking ed il e mountain climbing.

Qui di seguito vi proponiamo un itinerario di viaggio fai da te di dieci giorni, dove riportiamo le nostre impressioni così come le avevamo trascritte allora nel nostro quaderno degli appunti. Inoltre il racconto contiene alcuni consigli pratici e informazioni utili che vi permetteranno di organizzare al meglio il vostro viaggio.

Gli spazi, il silenzio, lo sguardo che si perde all’infinito sulla linea dell’orizzonte. La Patagonia per noi non è stata solo un viaggio fisico ma anche e soprattutto un viaggio interiore, spirituale, che ci rimarrà sempre nel cuore.

 

Navigazione catamarano Brazo Rico Perito Moreno

Navigazione in catamarano nel Brazo Rico (Perito Moreno)

 

ARGENTINA E PATAGONIA QUANDO ANDARE

Il nostro tour in Argentina e Patagonia fai da te si svolse nel mese di gennaio del 2004, in piena estate australe. Ovviamente la bella stagione è il periodo ideale per andarci, anche perché nella Peninsula de Valdès ed a Punta Tombo è possibile avvistare la balena franca australe ed i pinguini di Magellano solo nei mesi estivi.

 

PATAGONIA ON THE ROAD, DIARIO DI VIAGGIO FAI DA TE

 

Mappa itinerario di viaggio Patagonia

L’itinerario del nostro viaggio on the road in Patagonia

 

GIORNO 1

Buenos Aires – Trelew – Puerto Madryn

Dall’Aeroparque Jorge Newberry di Buenos Aires, l’aeroporto adibito ai voli interni ed a quelli diretti nei paesi limitrofi, parte il nostro volo Aerolineas Argentinas diretto a Trelew nella provincia di Chubut. La Patagonia è un territorio sconfinato che è delimitato a nord dal Rio Colorado ed a sud dalla Terra del Fuoco. È formata da cinque province: Rio Negro, Neuquen, Chubut, Santa Cruz e la Tierra del Fuego – Antàrtida y Islas del Atlantico Sur.

Il volo dura un’ora e 50 minuti circa ed atterriamo in pieno deserto; lo scalo Almirante Zar di Trelew è uno dei più piccoli che abbiamo mai visto ed è dotato di due sole porte d’imbarco. Al controllo doganale c’è ad attenderci in camice bianco un addetto del servizio sanitario nazionale che controlla accuratamente i bagagli e ritira tutti i generi alimentari che trova. Queste misure restrittive sono state adottate dal governo per salvaguardare il particolare ecosistema della regione.

Usciti dall’aeroporto facciamo conoscenza con il vento che spira dall’oceano Atlantico e che d’ora in avanti ci terrà compagnia per tutto il resto del viaggio in Patagonia.

 

Branco guanachi Patagonia

Branco di guanachi nei pressi di Punta Tombo

 

L’autista che ci accompagna dall’aeroporto di Trelew a Puerto Madryn, 67 km più a nord percorrendo la Ruta Nacional n°3, ci spiega che questa è una zona in cui avvengono molti incidenti stradali, causati principalmente dalla monotonia del panorama e dalla strada diritta e senza curve che allenta la necessaria concentrazione. Gli abitanti del posto definiscono ironicamente gli automobilisti clientes celestiales (clienti del cielo).

Ai lati della strada notiamo diversi altarini contenenti icone religiose e circondati da tantissime bottiglie di plastica piene d’acqua. Chiedo informazioni e mi dice che la maggior parte degli altari è dedicato alla Difunta Correa, una santa venerata dal popolo argentino che però non viene riconosciuta come tale dalla chiesa cattolica di Roma.

Facciamo intanto la conoscenza con un primo animale autoctono: avvistiamo infatti dei cuccioli di choika, un uccello che proviene dalla famiglia del ñandù (struzzo).

Sfruttiamo il pomeriggio libero a nostra disposizione per fare una bella passeggiata sul lungomare, mentre la gente del posto ed i turisti si divertono in spiaggia e fanno il bagno nelle acque fredde dell’Oceano Atlantico.

 

GIORNO 2

Puerto Madryn

Giornata interamente dedicata all’escursione alla Pinguinera di Punta Tombo, a Gaiman ed a Trelew. La Pinguinera dista circa 180 km direzione sud da Puerto Madryn e fino a Trelew percorriamo la Ruta Nacional n°3 in asfalto. Una volta fuori città svoltiamo a sinistra sulla Ruta Provincial n°1 in sterrato che ci porta fino alla riserva situata proprio a ridosso della costa.

Durante il tragitto la guida ci dà alcune informazioni sul territorio che stiamo visitando. Ne riporto alcune così come le ho trascritte, anche se la mia conoscenza imperfetta dello spagnolo potrebbe aver alterato qualche dato.

 

Pinguino Magellano Patagonia

Ricky con un pinguino di Magellano, Pinguinera di Punta Tombo

 

In Patagonia le correnti atmosferiche sono cicloniche mentre dai noi sono anticicloniche. A conferma di ciò basta osservare attentamente l’acqua del lavandino quando scende nello scarico: il vortice che si forma gira in senso orario mentre a casa nostra gira in senso contrario.

La Patagonia è una regione desertica nella quale crescono solo arbusti ed erba spinifex della famiglia delle graminacee. “Sapete qual è la causa principale della mancanza di vegetazione?” ci chiede la guida. “Non piove mai” gli rispondiamo noi da bravi scolaretti, “e di chi è la colpa?” ci incalza lui. Della Cordillera delle Ande. Tutte le perturbazioni che provengono dall’Oceano Pacifico infatti, trovano un ostacolo insormontabile nella catena montuosa Andina e così mentre il Cile è un paese molto piovoso la regione patagonica è arida e secca.

Il campo agricolo si chiama legua. La legua è un’antica unità di misura che esprime la distanza che una persona a piedi o un cavallo può percorrere in un’ora. In Argentina la legua misura 5000 metri e quindi gli appezzamenti di terreno standard misurano 5000 x 5000 metri (per un totale di 2.500 ettari). Il costo di un ettaro di terreno nel 2004 variava da 4 a 20 US$ (dollari statunitensi), la differenza di prezzo era dovuta alla posizione e dalla qualità di vegetazione che produceva per sfamare i capi di bestiame.

 

Pinguini Punta Tombo Patagonia

Pinguinera di Punta Tombo, Provincia di Chubut Argentina

 

Le pecore producono circa 4 kg di lana l’anno, tenendo conto che la merce era valutata circa 6 US$ al kg e le spese incidevano per circa il 50% del ricavato, una famiglia per vivere in maniera dignitosa doveva possedere almeno 5.000 capi di bestiame.

Mentre ci stiamo approssimando alla riserva vediamo sul ciglio della strada un branco di guanachi intenti a pascolare. Si tratta di camelidi della stessa famiglia dei lama. Nella riserva faunistica camminiamo a contatto con i pinguini seguendo dei percorsi segnalati, osserviamo da vicino le attività che svolgono ed apprezziamo la cura con cui custodiscono i nidi ed i cuccioli.

 

Giardini Gaiman Patagonia

Passeggiando per i giardini di Gaiman

 

Il pinguino di Magellano è una delle 17 specie esistenti ed è la più importante tra quelle che vivono nelle zone sub – antartiche. Un pinguino adulto misura circa 50 cm di altezza e pesa all’incirca 5 kg. I maschi arrivano nella riserva di Punta Tombo all’inizio di settembre per pulire il nido costruito gli anni precedenti. Il nido non è altro che un buco scavato nel terreno che ha il compito di proteggere prima le uova e poi i piccoli dai predatori e dalle intemperie del tempo.

Una settimana dopo l’arrivo dei maschi arrivano le femmine e ricompongono ogni anno le stesse coppie. I pinguini infatti sono fedeli e non scindono mai la coppia se non per cause di forza maggiore. In ottobre le femmine depongono due uova: nell’ambito della coppia i primi a covare sono i maschi mentre le femmine vanno in mare aperto alla ricerca di pesce per nutrirsi. In novembre le uova si schiudono e nascono i cuccioli.

 

House of tea Gaiman Patagonia

Ty te Caerdydd, House of tea a Gaiman

 

Tra gennaio e febbraio i piccoli escono dal nido e cambiano il piumaggio, in marzo anche gli adulti fanno la muta. Tra marzo ed aprile i piccoli prendono confidenza con l’acqua ed imparano a nuotare, poi una volta acquisita una certa sicurezza seguendo le correnti dell’oceano emigrano verso i mari dell’America settentrionale. Gli adulti invece rimangono nella colonia fino al mese di aprile prima di emigrare a loro volta verso nord. In quel momento le coppie si scindono fino al mese di settembre successivo.

Terminata l’escursione alla riserva prendiamo la Ruta Provincial n°25 e ci dirigiamo a Gaiman, antica colonia gallese che conserva tuttora la cultura e le tradizioni della terra d’origine. Il paesino è un’oasi in pieno deserto grazie alle acque del Rio Chubut che lo bagnano. I primi coloni arrivarono qui nel 1865 per fuggire alla feroce occupazione inglese.

La colonia fu visitata nel 1995 da sua altezza Lady Diana Spencer Principessa di Galles. Nelle House of tea si assaggiano diverse miscele di tè e si possono gustare deliziose torte e dolci della tradizione celtica fatti in casa. Noi visitiamo la casa Ty te Caerdydd situata in Chacra 202.

 

Museo paleontologico Egidio Feruglio Trelew Patagonia

Museo paleontologico Egidio Feruglio di Trelew

 

Terminata la merenda riprendiamo la strada alla volta di Trelew. Dopo una breve passeggiata in città visitiamo il museo paleontologico situato in Avenida Fontana 140. Con nostro grande stupore scopriamo che è dedicato al nostro conterraneo Egidio Feruglio da Tavagnacco (Udine), laureatosi in Scienze Naturali all’Università di Firenze.

Si trasferì in Argentina nel 1925 con la qualifica di geologo per la Direzione di Giacimenti Petroliferi Fiscali (oggi YPF). Realizzò numerosi studi sulla paleontologia specialmente in Patagonia, facendo uso di fossili per risolvere numerosi problemi geologici.

 

GIORNO 3

Puerto Madryn

Puerto Madryn è un importante polo industriale e grazie a questo si è sviluppata nel secondo dopoguerra. Le industrie situate alla periferia della città lavorano materie prime quali l’alluminio ed il porfido; un ruolo importante inoltre lo riveste l’industria ittica, soprattutto per la lavorazione dei langostinos (gamberetti) che vengono poi esportati in tutto il mondo.

 

DOVE MANGIARE A PUERTO MADRYN

Cantina El Nautico, Avenida Roca 790. Siamo stati due volte a cena in questo locale. La prima vola abbiamo degustato dei deliziosi gamberetti (langostinos) al forno, che vengono serviti in una ciotola di terracotta ben riscaldata, accompagnati da una salsa gialla alla maionese e crostini di pane, ai quali avevamo aggiunto un buon Sauvignon mendozino della Bodega Valentin Bianchi. La seconda invece abbiamo gustato probabilmente il miglior Bife de lomo (filetto di manzo) di tutto il viaggio.

 

GIORNO 4

Puerto Madryn

Come da programma dedichiamo l’intera giornata all’escursione alla Peninsula de Valdès. L’ingresso alla riserva naturale, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, si trova a circa 70 km direzione nord da Puerto Madryn. Lungo il tragitto avvistiamo alcuni animali autoctoni quali i guanachi e le choike, oltre a qualche gregge di pecore.

Per arrivare al centro visitatori situato a metà dell’istmo Carlos Ameghino, si percorrono prima la Ruta Provincial n°1 e poi la Ruta Provincial n°2 in asfalto, quindi una volta lasciati sulla destra il Golfo Nuevo e sulla sinistra il Golfo de San Josè e la Isla de los Pajaros, ci incamminiamo con il furgone per una pista sterrata che ci permette di girare la penisola in senso orario. Durante il tragitto la guida ci dà alcune informazioni sulle specie faunistiche che andremo ad ammirare durante l’escursione.

 

Leoni marini Punta Norte Peninsula de Valdes

Colonia di leoni marini a Punta Norte, Peninsula de Valdes

 

La prima sosta la facciamo a Punta Norte dove c’è una grande colonia di leoni marini. È una delle tre specie di pinnipedi che vive e si riproduce in Patagonia. La colorazione del pelo è di diverse tonalità di marrone ed i maschi di solito sono più scuri rispetto alle femmine. Il maschio misura fino a 2,30 metri di lunghezza e pesa all’incirca 300 kg, mentre la femmina misura fino a 1,80 metri e può pesare dai 100 ai 140 kg.

Vivono in colonie governate da un maschio dominante il quale si arroga il diritto di accoppiarsi con tutte le femmine del branco. In questa spiaggia affacciata sull’oceano Atlantico i leoni marini vivono nel costante pericolo degli attacchi a volte mortali delle orche.

La seconda tappa prevede la sosta presso l’Estancia La Elvira a Caleta Valdes. È da poco passato mezzogiorno e quindi facciamo un veloce spuntino a base di verdure grigliate ed empanadas di carne. In questa zona le raffiche di vento sono particolarmente violente, tanto che ho più di una perplessità nell’avventurarmi sopra le falesie per ammirare la colonia di elefanti marini sottostante.

Gli elefanti a differenza dei leoni hanno il pelo di colore grigio, vivono anche loro in colonie formate da circa 150 femmine (hembras) ed un maschio (macho) dominante. I maschi dominanti passano la maggior parte del tempo ad accudire le femmine, a riposare e durante la stagione degli amori ad accoppiarsi. Bella vita direte voi. Non è proprio così. In realtà devono fare la guardia all’harem e difenderlo dagli attacchi dei maschi più giovani, i quali cercano in tutte le maniere di violarlo.

 

Leoni marini Peninsula Valdés Patagonia

Colonia di leoni marini nella Peninsula de Valdés

 

Nell’eventualità ci riescano diventerebbero automaticamente il maschio dominante dell’intera colonia, spodestando di fatto il vecchio capo. Le lotte per la supremazia del branco sono molto violente. Prima di diventare adulto e battersi un maschio deve avere almeno 6 anni d’età e sviluppare la dentatura.

Le femmine invece possono accoppiarsi già all’età di due anni ed il periodo di gestazione dura circa 11 mesi. Un maschio adulto raggiunge una lunghezza di 5 metri e pesa all’incirca 3 tonnellate mentre le femmine possono misurare fino a 3 metri e raggiungere un peso che varia tra i 500 ed i 900 kg.

Lasciata Caleta Valdes facciamo una breve sosta per ammirare una piccola colonia di pinguini di Magellano che si trovano sul ciglio della strada per poi dirigerci verso Puerto Piramide, ultima tappa della nostra escursione.

Il villaggio è l’unico sito abitato della penisola. Da qui partono le escursioni per l’avvistamento delle balene franco australi, che però in questo periodo dell’anno sono già migrate verso le acque del nord. Vogliamo sdraiarci un po’ in spiaggia per rifare l’abbronzatura ma i raggi del sole sono talmente violenti che è quasi impossibile esporsi.

 

Pinguini Magellano Peninsula Valdès Patagonia

Pinguini di Magellano nei pressi di Puerto Piramide (Peninsula de Valdès)

 

All’ombra di una casa, seduto sui gradini di una scala in cemento, c’è un uomo anziano che prepara con cura e passione il mate, la bevanda nazionale degli argentini. Si prepara così: si riempie di erba mate in polvere un piccolo recipiente in legno che si chiama matero, si aggiunge acqua bollente, si infila nell’impasto una cannuccia di metallo con un filtro all’estremità chiamata bombilla e poi, tra una chiacchiera e l’altra, si assapora la tisana a piccoli sorsi.

Gli argentini girano quasi sempre con scorte di acqua calda in appositi thermos oppure l’acquistano nelle bancarelle dei venditori ambulanti. Il vecchio si accorge che lo sto osservando attentamente e mi chiede: “Ya lo probaste?”. “Jamàs” gli rispondo io. “Quieres?” mi dice lui allungando il matero verso di me. “Ojalà” gli rispondo io mentre con la mano destra afferro il recipiente ed aspiro alcuni sorsi della tisana. Il primo impatto non è positivo, il mate infatti ha un sapore aspro di foraggio stagionato, un sapore che non mi è famigliare.

Anche oggi abbiamo trascorso una bellissima giornata, una di quelle che ti rimangono nel cuore per sempre.

 

Depositi petroliferi Comodoro Rivadavia

Comodoro Rivadavia, depositi petroliferi alla periferia della città

 

GIORNO 5

Puerto Madryn – Comodoro Rivadavia

Alle ore 9.30, con 40 minuti di ritardo sulla tabella di marcia prevista, il bus della ditta Adensmar lascia la stazione delle corriere di Puerto Madryn con destinazione Comodoro Rivadavia. Dopo un centinaio di chilometri, a Rawson, facciamo l’unica fermata del viaggio per poi proseguire il cammino in un paesaggio formato da arbusti secchi, ciuffi di erba spinifex e terra di colore ocra.

Durante il tragitto che dura all’incirca 6 ore ci viene servito il pranzo a bordo a base di spaghetti al ragù, un pezzo di pane, alfajores come dessert e bevande analcoliche. Siamo circondati dal nulla più assoluto, di tanto in tanto scorgiamo qualche capo di bestiame isolato, per lo più pecore.

Questo è il vero fascino della Patagonia! Immergendosi in questa realtà ogni essere umano ha la possibilità di pensare, riflettere e sognare in silenzio, di apprezzare e valorizzare le cose da un’altra prospettiva rispetto al solito.

 

Panorama Comodoro Rivadavia Patagonia

Panorama di Comodoro Rivadavia

 

All’improvviso si alza una violenta tempesta di vento e sabbia; sinceramente non so come l’autista riesca a guidare in queste condizioni proibitive dato che la visibilità è ridotta al limite ed il pullman sbanda di frequente sotto le forti folate di vento. Alle ore 15.30 arriviamo a destinazione. Dopo esserci sistemati in hotel facciamo una lunga passeggiata a piedi ed andiamo in una agenzia per pianificare la giornata di domani che è completamente libera da impegni. Decidiamo così di mettere in programma un city tour per il pomeriggio.

Prime considerazioni sulla città:

– La maggioranza della popolazione ha tratti somatici caucasici mentre nelle altre località della Patagonia la gente ha la carnagione più scura e tradisce origini indigene.

– Al calar del sole bisogna indossare il giaccone pesante in quanto la temperatura cala bruscamente e fa freddo.

 

GIORNO 6

Comodoro Rivadavia

Nel pomeriggio l’austista dell’agenzia viene a prelevarci in hotel per il city tour. Percorriamo l’Avenida Rivadavia e l’Avenida San Martin. Poi andiamo al molo situato in centro città dove ammiriamo da vicino una colonia di leoni marini che da alcuni anni si sono stabiliti qui. La storia di Comodoro Rivadavia merita di essere raccontata.

 

Patagonia fai da te

Colonia di leoni marini a Comodoro Rivadavia

 

All’inizio del secolo scorso, mentre stavano trivellando il terreno in prossimità della città alla ricerca di una falda acquifera, trovarono il petrolio. Era il 13 dicembre del 1907. Da quel giorno, com’è facile immaginare, il destino della città è cambiato completamente. Da piccola cittadina sperduta in una terra ostile è diventata una città che offre lavoro, benessere e ricchezza.

Ad oggi nel sottosuolo della città non vi è traccia di acqua potabile e tuttora viene trasportata qui grazie a condotte di tubi dalla località di Sarmiento, situata nell’entroterra a circa 150 km di distanza. Grazie allo sviluppo industriale ed alla crescente domanda di manodopera, in città sono arrivati a lavorare molti cileni e boliviani.

Proseguiamo il giro raggiungendo i 212 metri s.l.m. del Cerro Chenque, da dove ammiriamo una vista mozzafiato. Per sfruttare l’energia pulita prodotta dal vento, quassù hanno installato un parco eolico che attualmente produce energia utile a coprire il 12% del fabbisogno annuo dell’intera città.

Continuiamo il tour visitando prima la zona industriale e poi il lungomare. Scendiamo dal pulmino e facciamo un giro in spiaggia, che qui è formata da sassolini; la gente del luogo mi dice che in questo periodo la temperatura dell’acqua è molto bassa anche se siamo in piena estate (circa 10 °C), mentre d’inverno è più calda anche di 7-8 °C.

 

DOVE MAGIARE A COMODORO RIVADAVIA

La Rastra, Avenida Rivadavia 348. In questo locale abbiamo degustato la specialità tipica della regione: il cordero. Viene cucinato in diversi modi: al forno, in padella o alla brace, che è il nostro preferito. Il cameriere ci dice che per portalo a cottura bisogna esporlo al calore del fuoco per circa tre ore. Ne mangiamo uno veramente squisito sul quale spalmiamo con un pennellino la tipica salsa argentina: il chimichurri.

 

GIORNO 7

Comodoro Rivadavia – Rio Gallegos – El Calafate

Arriviamo all’aeroporto General Mosconi e sbrighiamo le formalità di check in. In fase di emissione della carta d’imbarco l’impiegato della compagnia aerea scopre che l’agenzia ha sbagliato la data del volo. Fortunatamente l’aereo non è al completo e così ci fanno salire senza problemi. Alle ore 00.50 decolla il volo della Southern Winds (compagnia ora fallita) con destinazione Rio Gallegos che dura all’incirca un’ora.

Rio Gallegos è la capitale della Provincia di Santa Cruz e conta circa 80.000 abitanti. Dal panorama che ci circonda capiamo subito che ci troviamo a latitudini sempre più basse ed in pieno deserto patagonico, gli arbusti incominciano a scarseggiare lasciando spazio solo a bassi ciuffi di erba spinifex.

 

Giardino ostello El Calafate Patagonia

Nel giardino del nostro ostello a El Calafate

 

Dopo alcune ore di riposo, alle ore 9.30 ci rechiamo al terminal dei bus e ci imbarchiamo sull’automezzo della compagnia Taqsa che ci condurrà ad El Calafate. Il viaggio dura circa 5 ore e mezza e durante il tragitto facciamo solo una sosta in un’area di servizio.

Non tutta la strada che conduce alla città che si trova alle pendici delle Ande è asfaltata, ci sono dei tratti in sterrato nei quali il mezzo fa realmente fatica ad andare avanti. Lungo la strada incontriamo diversi cantieri aperti in quanto stanno potenziando le infrastrutture che conducono in questa zona di grande rilevanza turistica.

In passato El Calafate ebbe la funzione di caravanserraglio per i commercianti di passaggio, che andavano sulla costa atlantica a vendere i loro prodotti. Adesso invece è il punto di partenza per i turisti che vogliono visitare il Parque Nacional de los Glaciares e per raggiungere la località di El Chalten, campo base alle pendici dei famosi Cerro Fitz Roy (3.405 metri s.l.m.) e Cerro Torre (3.102 metri s.l.m.).

A queste latitudini durante l’estate australe il sole tramonta sempre dopo le ore 22.00.

 

GIORNO 8

El Calafate

Oggi ci apprestiamo a vivere una delle giornate più significative del nostro viaggio, infatti andiamo a visitare il ghiacciaio Perito Moreno. Alle ore 8.00 lasciamo la città con destinazione Parque Nacional de los Glaciares, dichiarato patrimonio naturale dell’umanità dall’Unesco nel 1981. Il parco dista circa 80 km da El Calafate dei quali i primi 54 sono in strada asfaltata mentre i restanti 26 sono in pista sterrata. Lasciata la cittadina, sulla nostra destra ammiriamo le acque azzurre del Lago Argentino con la Bahìa Redonda.

 

Ghiacciaio Perito Moreno

Il Perito Moreno fotografato dal Brazo Rico

 

Una volta entrati nel parco il paesaggio cambia radicalmente: dalla steppa patagonica passiamo ad una fitta vegetazione di alberi appartenenti alla famiglia dei notofagus (ñires, guindos, lengas).

Alcuni chilometri prima di arrivare a destinazione, sulle note dell’Ave Maria di Andrea Bocelli il bus si ferma in uno slargo chiamato Curva de los Suspirios, un look out dal quale si intravede per la prima volta il Perito Moreno, anche se da lontano.

Proseguiamo il tragitto ed arriviamo al Puerto Bajo de las Sombras da dove partono le escursioni in catamarano nel Brazo Rico. La navigazione dura all’incirca un’ora e ci permette di ammirare da vicino la parete Sud del ghiacciaio.

 

Perito Moreno El Calafate Argentina

Il ghiacciaio Perito Moreno

 

Rimaniamo estasiati da quello che vediamo, la parete è alta tra i 60 e gli 80 metri e presenta diverse tonalità d’azzurro, celeste e bianco. Il ghiacciaio ha una larghezza di oltre 5 km ed una profondità di circa 25 km.

Terminata la navigazione riprendiamo il pullman e ci trasferiamo al punto di ristoro del Brazo Rico, dove consumiamo uno spuntino a base di sandwich prima di continuare la visita alla parete nord. Imbocchiamo le passerelle in legno e ci fermiamo ai vari mirador per contemplare la bellezza della natura che ci sta di fronte. Il silenzio in questi casi vale più di mille parole. Crostoni di ghiaccio si staccano dalla parete e sprofondano nelle acque piatte del lago, emettendo un rumore tetro ed assordante.

 

GIORNO 9

El Calafate

Apro il diario di viaggio della giornata con alcune considerazioni su El Calafate. Come nelle altre città della Patagonia che fin qui abbiamo visitato, si vedono per strada diversi cani randagi che girano in branchi alla continua ricerca di cibo. Davanti alle abitazioni i sacchetti della spazzatura vengono lasciati in appositi contenitori di metallo posti ad altezza d’uomo. Usano questo accorgimento proprio per evitare che i cani rompano i sacchetti e la spazzatura si riversi sui marciapiedi o nei giardini.

Sulla via principale, l’alberata Avenida Libertador General San Martin, ci sono diverse botteghe artigianali che vendono cioccolato. Ne fanno di diversi tipi: al gusto di menta, al gusto di caffè irlandese ed al gusto di avellanedas.

Oltre al cioccolato producono anche marmellate e liquori fatti con il Calafate, un frutto che somiglia al mirtillo, di colore blu, che cresce in grandi quantità sugli arbusti della zona e matura proprio in questo periodo dell’anno.

 

Laguna Nimez El Calafate Patagonia

Laguna Nimez a El Calafate

 

I fiori di camomilla crescono liberamente dappertutto ed emanano un forte profumo che mi ricorda mia nonna. Coltivava la camomilla nell’orto e dopo il raccolto la metteva ad essiccare al sole su uno spiazzo in cemento nel cortile della nostra casa.

Approfittiamo del sole del pomeriggio per fare una visita di un paio d’ore nella riserva faunistica della Laguna Nimez, situata appena fuori del centro abitato proprio ai bordi del Lago Argentino. Nella riserva si possono ammirare diverse specie di uccelli che vivono in questo particolare ecosistema.

 

DOVE MANGIARE A EL CALAFATE

Asador Mi Viejo, Avenida del Libertador. Si tratta di uno dei numerosi locali che si trovano lungo la via principale della cittadina. Noi ci siamo deliziati con una gustosa parrilla, la tipica grigliata mista di carne alla brace.

Una delle forme più comuni ed economiche di ristorazione in Argentina è rappresentata dai Tenedor Libre (tradotto significa forchetta libera). Si tratta di locali dove propongono un menù a prezzo fisso, escluse le bevande. Di solito prevede un gran buffet di verdure, pietanze fredde e una grigliata di carne alla brace.

 

Uccelli laguna Nimez El Calafate

Fauna nella laguna Nimez a El Calafate

 

GIORNO 10

El Calafate – Ushuaia

La giornata è piuttosto fredda e poco invitante per fare passeggiare all’aria aperta. Qui la stagione turistica dura da novembre a marzo e non penso si prolunghi oltre in quanto le condizioni atmosferiche diventano difficili.

Alle ore 16.50 è previsto il decollo del volo Aerolineas Argentinas che ci porterà ad Ushuaia in circa un’ora. L’Aeroporto Internacional El Calafate è stato inaugurato nel 2000 e fu costruito con l’utilizzo di pietre tipiche della zona. Lo scalo è funzionale anche se è già troppo piccolo per fare fronte ai numerosi voli giornalieri. Fino a quattro anni fa infatti a El Calafate arrivavano non più di 20.000 turisti l’anno mentre ne prevedono ben 240.000 solo nella stagione turistica in corso.

Dopo il tour on the road in Patagonia il nostro viaggio in Argentina prosegue nella Terra del Fuoco, vi porteremo a vedere le 10 cose più interessanti da vedere a Ushuaia e dintorni. Seguiteci!

 

Patagonia on the road

Colonia di leoni marini a Comodoro Rivadavia

 

TRASPORTI IN PATAGONIA

Uno dei mezzi più usati per i trasferimenti da una città all’altra dagli argentini è il pullman. I mezzi sono organizzati per viaggi a lunga percorrenza con sedili comodi e reclinabili. Di solito lungo il tragitto viene offerto un servizio di pranzo e spuntino a bordo.

Durante il nostro on the road lungo le piste della Patagonia abbiamo viaggiato con due compagnie: Taqsa e Adensmar

 

LETTURE CONSIGLIATE

Patagonia Express, di Luis Sepúlveda

In Patagonia, di Bruce Chatwin

 

FUSO ORARIO

Rispetto all’Italia: – 4

 

VALUTA

Peso argentino – AR$ (suddiviso in 100 Centavos)

 

Articolo aggiornato il 7 agosto 2018.

 

Photo credits: la foto della mappa è stata scaricata da Google Maps.

Steve

Sono nato a Udine nel 1963 e vivo a Galleriano, un piccolo paese di campagna in provincia di Udine. Appassionato di geografia, ho viaggiato fin da piccolo grazie ai miei genitori.

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Un android developer a tempo perso, una polacca innamorata dell'Italia e un appassionato di geografia prestato all'informatica.

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