CRETA OCCIDENTALE, ALLA SCOPERTA DI SPIAGGE E MONASTERI

CRETA OCCIDENTALE, ALLA SCOPERTA DI SPIAGGE E MONASTERI


Tra il 1992 ed il 1999 eravamo stati ben sette volte a Chania. A quei tempi però avevamo altri interessi e priorità rispetto ad adesso e, nonostante alcune escursioni fatte nella parte occidentale di Creta (Hóra Sfakíon, Lago di Kournás, Penisola di Gramvoúsa e Réthymno per esempio), i nostri soggiorni erano stati perlopiù stanziali.

Invece di girare in lungo in largo l’isola come potevamo, ci piaceva oziare in spiaggia, frequentare i mercatini rionali, trascorrere del tempo in piazza a chiacchierare con la gente del posto ed uscire la sera.

Ogni tanto mi ritornano in mente quelle vacanze e temo di aver perso delle occasioni per conoscere una Creta più vera e selvaggia rispetto a quella attuale.

Un aforisma di Pierre Daninos però dice che “L’unico modo sicuro di prendere un treno è perdere quello precedente”, e quindi decidiamo senza esitazioni di vivere al meglio le emozioni che questa nuova esperienza ci regalerà, senza pensare a quello che poteva essere e non è stato.

 

Penisola Akrotíri Creta

Discesa verso il monastero di Ioánnou Eremíti, Penisola Akrotíri

 

CRETA OCCIDENTALE: COSA VEDERE

Il nostro viaggio si svolse nel mese di giugno del 2013 e di seguito vi proponiamo un itinerario di tre giorni tenendo Chania (sul link  trovate i nostri suggerimenti su cosa vedere e fare a Chania) come base operativa, che includa alcune tra le più belle spiagge di Creta ed i monasteri della penisola di Akrotíri.

Una vacanza a Creta ovest è particolarmente adatta a chi ama il turismo outdoor, le spiagge ed il mare, il trekking, l’escursionismo ed il divertimento serale. Ma è indicata anche a famiglie con bambini al seguito.

Visitare Creta significa imparare a muoversi con ritmi lenti, come la gente del posto. Significa fermarsi in un vecchio kafeneío a parlare con gli anziani o guardarli giocare a tavli (backgammon). Significa uscire la sera a prendere un ouzo o una tsikoudiá prima di cena. Significa assistere ad uno spettacolo dal vivo di rebetiko, la famosa melodia della musica greca conosciuta in tutta il mondo.

 

Barca pescatori spiaggia Elafonísi Creta

Barca di pescatori ormeggiata nella spiaggia di Elafonísi

 

Nel nostro tour però mancano tre delle località più famose della zona occidentale di Creta: la famosissima spiaggia di Balos, le gole di Samaria ed il villaggio di Paleòchora.

Noi però le avevamo già viste in passato ma vi consigliamo vivamente di inserirle nel vostro itinerario.

 

COME ARRIVARE A CRETA

Chania è la città principale di Creta occidentale ed è facilmente raggiungibile da diversi scali italiani con voli aerei diretti operati da compagnie low cost e regionali. Inoltre è raggiungibile da Atene (qui trovate il nostro articolo su cosa vedere in due giorni ad Atene) e da altre località della Grecia via mare e via aerea. L’aeroporto di Chania è situato a Soúda nella penisola di Akrotíri, a circa 15 chilometri dal centro città.

 

NOTE PER LA LETTURA

A causa della traslitterazione dai caratteri dall’alfabeto greco a quello latino, alcune volte i toponimi possono risultare imprecisi. Un esempio pratico. La segnaletica stradale riporta diciture diverse per la stessa località: Chania, Haniá, Xaniá. Per non fare confusione e scusandomi in anticipo per eventuali errori, ho deciso di uniformarmi alle guide che ho usato durante il viaggio.

 

Mappa Creta occidentale

Cartina della zona occidentale di Creta

 

CRETA OCCIDENTALE: COSA VISITARE

 

GIORNO 1

Kolymbári – Moní Hrysoskalítissas – Elafonísi

Ritirata la macchina a noleggio nell’agenzia di Chania centro ci mettiamo in viaggio direzione Kolymbári. La superstrada veloce E75, meglio conosciuta come New Road, è la direttrice principale di Creta e si sviluppa sulla costa settentrionale collegando in circa 300 chilometri la località di Kíssamos-Kastélli ad ovest con la cittadina di Sitia ad est.

La strada è fiancheggiata da splendidi oleandri in fiore e da conifere di medio fusto. In prossimità di Kolymbári fanno capolino vaste coltivazioni di ulivi. Qui infatti vengono prodotte alcune tra le più pregiate varietà di olio d’oliva dell’intera isola, tra cui l’agoureleo.

 

Monastero Moní Goniás Kolymbári Creta

Monastero di Moní Goniás, Kolymbári

 

Il borgo sorge alla base della penisola di Rodopoú. Poche centinaia di metri dopo le ultime case del paese c’è il monastero di Moní Goniás. Fondato nel 1618 e ricostruito nel 1662 dopo che i turchi l’avevano distrutto, conserva delle bellissime icone sia in chiesa sia nel piccolo museo attiguo, tra cui quella di Ágios Nikólaos.

Entrando in chiesa sulla destra, c’è un dipinto che a noi è piaciuto molto, raffigurante l’Apocalisse. La giornata è molto calda e prima di rimetterci in macchina ci prendiamo una piccola pausa sotto il pergolato di viti che adorna il cortile.

Superato Kíssamos-Kastélli, ad Agios Georgios la strada inizia ad inerpicarsi in un paesaggio di rara bellezza, dominato da vedute mozzafiato curva dopo curva. Zone prive o quasi di vegetazione si alternano ad altre più verdeggianti, mentre la baia di Sfinari ci tiene compagnia alla nostra destra.

Di tanto in tanto incrociamo piccole greggi di capre, mentre nei prati fanno bella mostra di sé variopinte arnie di api. L’apicoltura è molto diffusa in queste zone ed i prodotti che ne derivano vengono esposti e venduti su appositi banchetti posti sul ciglio della strada, assieme al vino, all’olio, alle peschenoci ed alla tsikoudiá (grappa).

 

Ingresso monastero Moní Hrysoskalítissas Creta

Ingresso del monastero di Moní Hrysoskalítissas

 

Nello spiazzo antistante il monastero di Moní Hrysoskalítissas, veniamo accolti da una cucciolata di cagnolini e dai frinii assordanti delle cicale. Il complesso di un bianco abbagliante è abbarbicato sulla cima di una scogliera ed è in fase di restauro.

I muratori si godono al fresco la pausa pranzo, tra un sorso d’acqua ghiacciata ed una sigaretta. Il suo nome significa “scala d’oro”; la leggenda narra che uno degli scalini che conducono all’ingresso fosse d’oro ma solo ai pellegrini puri di spirito fosse consentito individuarlo. Noi comuni mortali non siamo riusciti a notarlo ovviamente, però abbiamo visto quello che non volevamo mai vedere.

Tra gli scogli della splendida caletta che si apre a fianco del monastero infatti, si stanno ammassando bancali di legno, secchi vuoti di pittura e sacchi usati di malta fine. Ipotizziamo siano i resti prodotti dal cantiere, in tal caso ci auguriamo che al termine dei lavori vengano sgomberati completamente.

 

Creta occidentale

Offerte votive nel monastero di Moní Hrysoskalítissas

 

Proseguiamo oltre per alcuni chilometri tra i tetti delle serre che rinfrangono i raggi del sole ed i ciuffi viola di timo, finché la strada diventa sterrata. Di fronte a noi una vista bellissima: è la spiaggia di Elafonísi. Il luogo non tradisce la fama di essere una delle più belle spiagge di Creta.

Il mare ha tonalità che spaziano dal verde chiaro al turchese, con le zone di azzurro più intenso ad indicare i punti più profondi del mare. L’omonimo isolotto è separato dalla spiaggia da un braccio d’acqua di alcune decine di metri ed è raggiungibile con una breve passeggiata via mare.

Una folla di persone se ne sta riparata all’ombra sotto gli ombrelloni mentre altri cercano refrigerio in mare. Ci spingiamo verso sinistra rispetto ai bagnanti e troviamo un po’ di pace e tranquillità sotto un pino marittimo, circondati anche da spuntoni di roccia, oleandri e ginepri. È proprio quello che cercavamo.

 

Spiaggia Elafonísi Creta

La spiaggia di Elafonísi

 

In una caletta vicina è ormeggiata una piccola imbarcazione di pescatori. Di lì a poco ne compare uno che trascina a pelo d’acqua il bottino di giornata agganciato ad una specie di fiocina. Rimaniamo in questo meraviglioso contesto fino a metà pomeriggio.

Si è intanto fatta ora di pranzo. Sulla via del ritorno ci fermiamo in una taverna vista mare situata poco prima dell’incrocio che porta a Moní Hrysoskalítissas. Assaporiamo alcune semplici pietanze della casa mentre sorseggiamo con avidità una birra Mythos fresca. Ci voleva proprio. Al termine dello spuntino la proprietaria del locale ci offre come da tradizione un ottimo dolce a base di crema di yogurt, scorze d’arancia caramellate e fichi. Il tutto ricoperto con del miele squisito prodotto in casa.

Al ritorno siamo costretti a rifare la stessa strada dell’andata, in quanto un problema ad una galleria a Topolia ha reso impraticabile il percorso che si snoda attraverso i paesini dell’Innahórion.

 

GIORNO 2

Penisola di Akrotíri

Il promontorio roccioso che si erge alla periferia orientale di Chania è la penisola di Akrotíri. È un luogo arido, roccioso, tappezzato da arbusti e da alcune coltivazioni di ulivi. Tra le rocce spuntano piccole greggi di capre alla ricerca di qualche ciuffo di vegetazione da brucare.

 

Mappa penisola Akrotíri Creta

La mappa della penisola di Akrotíri

 

Nel caotico centro di Chania si prende la strada direzione aeroporto. Lasciati alle spalle un paio di villaggi costieri e la base NATO affacciata sulla baia di Soúda, ci si arrampica dolcemente fino ad un grande incrocio a forma di T. A destra si va all’aeroporto, noi invece svoltiamo a sinistra e ci addentriamo nella zona dei monasteri.

Una stradina costeggiata da alti cipressi, aventi la base del tronco pitturata con una soluzione bianca per proteggerli dai parassiti, conduce al monastero di Agías Tríadas. Noi tiriamo dritto poiché ci fermeremo qui al ritorno tra un paio d’ore circa.

 

Monastero Gouvernétou penisola Akrotíri Creta

Monastero di Gouvernétou, penisola di Akrotíri

 

Dopo un paio di tornanti in pendenza accentuata si arriva in uno slargo ghiaioso. Si oltrepassa il muro di cinta attraverso un cancello in legno e dopo un centinaio di metri tra vegetazione di alto fusto si arriva sullo spiazzo in cui sorge il cinquecentesco monastero di Gouvernétou.

Anche questo complesso, come quello di Hrysoskalítissas visitato ieri, ha un’ala in rifacimento. L’edificio risale probabilmente all’XI secolo, epoca in cui un monastero costituiva un sicuro riparo dalle incursioni dei pirati. La chiesa ha la facciata in stile veneziano e la sommità della torre campanaria è di colore rosso.

Durante la Guerra di Indipendenza Greca il monastero fu attaccato e dato alle fiamme dagli ottomani, ma i monaci avvertiti in tempo avevano già trasferito i loro tesori altrove. Appena messo piede all’interno del cortile, i pellegrini vengono immediatamente bloccati da un monaco e rispediti fuori se non sono abbigliati in modo decoroso. Su questo sono inflessibili e non tollerano shorts e canottiere di nessun tipo.

 

Monastero Ioánnou Eremíti penisola Akrotíri Creta

Il monastero di Ioánnou Eremíti, penisola di Akrotíri

 

In fondo allo spiazzo c’è un portoncino in steccato di legno che immette sul sentiero che porta al monastero di Ioánnou Eremíti. Si scende lungo il crinale della montagna in un ambiente arido, ricoperto da bassi arbusti e dai fiori di timo invasi da sciami d’api in cerca di nettare da succhiare. La prima parte della discesa è in dolce pendenza ed il sentiero è lastricato di pietre levigate.

All’orizzonte si incomincia ad intravedere il mare in un contesto di straordinaria bellezza. Superati un recinto per il ricovero di ovini ed un mitata (piccola casupola in pietra per i pastori) il percorso diventa più accidentato e tortuoso. Qui bisogna fare attenzione. All’interno del recinto per gli ovini c’è la grotta dell’Orso, dove sono esposte delle immagini sacre e sulle porte in legno delle due stanze c’è una grande croce in rilievo.

 

Grotta Orso penisola Akrotíri Creta

Grotta dell’Orso, penisola di Akrotíri

 

Molti turisti terminano qui la loro discesa, alcuni per la stanchezza accumulata altri colti in inganno da quanto visto. Pensano infatti che si tratti di Moní Ioánnou Eremíti, invece si sbagliano di grosso.

Il monastero infatti si trova più giù e qui si è più o meno a metà strada. Il sentiero termina con una ripida scala in pietra che scende fino all’edificio sacro, incastonato nella roccia da cui sporge solo la facciata. È un luogo incantevole che emana subito un senso di pace.

Sugli scalini troviamo degli escrementi di ovini, traccia evidente che le greggi si spingono fin quaggiù alla ricerca di cibo. Moní Ioánnou Eremíti, conosciuto anche come Katholikoú, è abbandonato da moltissimo tempo ed è dedicato a Giovanni Eremita, un anacoreta che si ritirò in questo luogo per dedicarsi alla preghiera. Mentre io e Riccardo perlustriamo la zona, Elisabetta in fase di risalita esclama ansimante: “Se proprio dovrò morire almeno lo farò in un contesto meraviglioso!”. Ed ha proprio ragione.

 

Ingresso monastero Ioánnou Eremíti Creta

Ingresso del monastero di Ioánnou Eremíti, penisola di Akrotíri

 

Dopo aver preso fiato e sgranchite le gambe all’ombra di un ulivo, arriviamo a Moní Agías Tríadas. Incrociamo dei turisti bulgari che stanno lasciando il complesso ed appena varcato un elegante portale che ci conduce all’interno del cortile, approfittiamo di una fontanella di acqua fresca per rimpinguare le nostre scorte di liquido, messe a dura prova dalla risalita sotto il sole cocente da Moní Ioánnou Eremíti.

Il monastero di Agías Tríadas è bellissimo, con le pareti degli edifici dalle tonalità color ocra. Per gli appassionati di fotografia, arrivare qui nel tardo pomeriggio e scattare con la luce del sole a tre-quarti, deve essere come manna piovuta dal cielo. Fu fondato nel XVII secolo dai monaci veneziani Geremia e Lorenzo Giancarolo, convertitisi alla fede ortodossa.

All’interno del cortile ci sono molte piante di ortensie, buganvillee, gerani, limoni e palme, alcune contenute in grandi vasi di terracotta. Sotto il pergolato spuntano grossi grappoli di uva che tra un paio di mesi daranno i loro frutti, mentre alcuni gatti se ne stanno accovacciati sotto le panchine in legno. Una serie di scale esterne portano alle celle dei monaci ed alla torre campanaria posta sopra l’ingresso, creando una serie di linee oblique molto armoniche. La piccola chiesa che sorge al centro del complesso custodisce interessanti icone ed ornamenti sacri.

 

monastero Agías Tríadas penisola Akrotíri Creta

Il cortile interno del monastero di Agías Tríadas, penisola di Akrotíri

 

GIORNO 3

Falásarna

Anche oggi ci mettiamo in viaggio direzione ovest sulla New Road. Superata la cittadina di Kíssamos-Kastélli, alla base della penisola di Gramvoúsa c’è la famosa spiaggia di Falásarna una delle località di mare più famose di Creta.

La località era già un’importante città stato nel IV secolo a.C., ma del suo glorioso passato al giorno d’oggi non è rimasto molto. Dall’alto sono ben visibili coltivazioni in serra che deturpano un po’ il paesaggio.

 

Panorama spiaggia Falásarna Creta

Panorama sulla spiaggia di Falásarna

 

La spiaggia di sabbia fine è lunghissima ed è suddivisa in diverse insenature da formazioni rocciose. Solo sulla battigia si forma una striscia di sassolini trasportati dall’acqua. Per evitare l’affollamento di turisti vi consigliamo di spingervi nelle calette più a nord.

Dai parcheggi si scende in spiaggia attraverso brevi sentieri in pietrisco circondati da arbusti di basso fusto e cactus. Dall’alto l’acqua del mare risulta subito limpidissima, cristallina, con tonalità di verde ed azzurro meravigliose. Qua e là sulla sabbia crescono oleandri e pini marittimi. Tracce di escrementi certificano la presenza di ovini nel circondario.

Basta attendere un po’ ed in lontananza si sente il suono delle campanelle di un gregge che si è spinto da queste parti in cerca di cibo. Le calette più appartate sono anche frequentate da coppie di naturisti.

 

Spiaggia Falásarna Creta

La spiaggia di Falásarna

 

DOVE MANGIARE

Sulla strada costiera che da Chania porta a Kolymbári trovate una serie interminabile di ottimi ristoranti vista mare. Noi invece ve ne consigliamo uno che si trova leggermente all’interno. Si chiama Taverna O’Leventis ed è situato nel minuscolo e suggestivo villaggio di montagna di Ano Stalos (venti minuti dal centro di Chania).

 

FUSO ORARIO

Rispetto all’Italia: + 1

 

LETTURE CONSIGLIATE

Lo scalino d’oro, di Christopher Somerville

 

Vi va di continuare a viaggiare assieme a noi? Andiamo allora alla scoperta dell’isola di Creta on the road, tra piccoli villaggi sperduti, spiagge da sogno e paesaggi di struggente bellezza.

 

Articolo aggiornato il 24 luglio 2018.

Photo credits: le foto delle mappe sono state scaricate da Google Maps.

Steve

Sono nato a Udine nel 1963 e vivo a Galleriano, un piccolo paese di campagna in provincia di Udine. Appassionato di geografia, ho viaggiato fin da piccolo grazie ai miei genitori.

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Un android developer a tempo perso, una polacca innamorata dell'Italia e un appassionato di geografia prestato all'informatica.

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